Per la prima volta Nikolaus Harnoncourt dirige un'opera del repertorio del Novecento; regia di Martin Kusej: il nostro diavolo è la televisione. Dal 13 novembre al Theater an der Wien il libertino di Stravinskij, in coproduzione con l'Opernhaus di Zurigo.Un manifesto affisso nella biglietteria del Theater an der Wien informa il pubblico che il nuovo allestimento di The Rake's Progress di Igor Stravinskij sarà vietato ai minori di 18 anni a causa di alcune scene di nudo. Nonostante questa premessa, però, coloro che si aspetteranno i tipici stilemi del cosiddetto teatro di regia di marca tedesca o rimarranno delusi o tireranno un sospiro di sollievo. Paradossalmente, poi, questa produzione è stata scelta per un progetto didattico in cui studenti, esperti, artisti e giovani carcerati potranno discutere delle tematiche dell'opera e sperimentarne un allestimento parallelo.
Il Rake's Progress viennese, in coproduzione con l'Opernhaus di Zurigo, è un progetto significativo. Per la prima volta, infatti, Nikolaus Harnoncourt dirige un'opera del repertorio del Novecento. In una recente intervista il maestro ha sottolineato che questa astinenza non era una sua scelta, ma conseguenza del fatto che nessuno gli aveva mai fatto delle proposte, e che questa puntata nell'opera novecentesca non rimarrà un'eccezione. Dirigerà, infatti, Lulu di Alban Berg al Festival di Salisburgo e Porgy and Bess di George Gershwin a Graz.
Questo è il quinto lavoro comune di Harnoncourt e del regista Martiri Kusej. Quasi un cerchio che si chiude, considerando che la loro collaborazione era cominciata con Don Giovanni, l'altro libertino. Che tra loro domini fiducia e stima reciproca lo testimonia chiaramente l'armonia che incessante impera tra scena e buca.
L'estetica sonora di Harnoncourt mira come sempre alla trasparenza e alla fedeltà testuale. Sebbene la partitura lasci molte libertà dinamiche (Stravinskij scrive esplicitamente che il direttore deve scegliere in base al contesto esecutivo), l'accompagnamento dei Wiener Symphoniker si diffonde con gesti snelli e sobri, creando un habitat ideale per il libero e mai coperto dispiegarsi delle voci. Dietro a scelte apparentemente parche, tuttavia, si cela una ricerca sottile e raffinata di caratteri e timbri: non inganni la naturalezza con cui l'orchestra snocciola le asimmetrie ritmiche e la grazia con cui gli strumenti si stagliano dall'ensemble.
All'apertura del sipario è oramai chiaro che l'ambientazione non sarà quella suggerita dal libretto, l'Inghilterra del XVIII secolo. Il teatro di Kusej è atto "politico" e ci vuole parlare del presente. Nella prima scena Tom e Anne, sbracati a terra su un materasso, tra lattine di birra e cartoni di pizza d'asporto, fumano e guardano la televisione. E' uno scenario, anche nei costumi, che ricorda vagamente il Mozart - Da Ponte di Peter Sellars.
Meno forzato però, a voler quasi ritrarre obiettivamente il disagio di una gioventù priva di aspettative che agogna illusioni. Nel condurre i personaggi Kusej non giudica, non fa moralismo. Crea bensì situazioni vive e dinamiche ricche di suggestioni e stimoli.
Nei panni di Tom Rakewell, figura principale dell'opera, Toby Spence è ben esperto. La routine gli consente di concentrarsi su dettagli minimali, e la sua interpretazione convince sia dal punto di vista vocale, che da quello drammatico. Con chiarezza, espressione e versatilità tratteggia le trasformazioni e il declino del suo personaggio. Adriana Kucerovà ammalia e rende con toccante fragilità il destino drammatico di Anne. Luminoso nell'acuto e pieno nel registro centrale, il suo soprano è capace di un fraseggio pieno di slanci. Alastair Miles è un Nick Shadow azzeccato, che nella sua prima apparizione esce in maniera geniale da uno dei cartoni di pizza a terra.
Rakewell, nel suo tour de force vocale e attoriale, non è l'unico a stare ininterrottamente in scena. Lo affianca sempre un televisore, su cui vanno in onda programmi vacui e insignificanti: talk shows, reality, quiz ... A volte la tv è usata con intenti drammaturgici: Anne si riprende con una telecamera e manda in onda la sua disperata richiesta d'aiuto; Baba the Turk appare in uno show di famosi. In manicomio Tom non fa che guardare inebetito lo schermo e nell'ultima scena i cantanti scendono nella buca, mentre in primo piano sul proscenio una tv mostra un talk show con i nostri personaggi a discutere animatamente. Su questa sequenza termina l'opera, il sipario si chiude. L'idolo televisione è oggetto diabolico. di seduzione e manipolazione, che promette denaro e felicità e poi finisce per lasciare tutti, o quasi, con nulla in mano, eccetto qualche illusione? E' questo uno dei messaggi che la produzione ha voluto lanciare a un pubblico che ha reagito con entusiasmo alle numerose provocazioni.
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