Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
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domenica, novembre 12, 2017

Wagner: "L'anello dei nibelunghi" - Karajan (Blu-ray Disc)

DG 4797354 (ADD 14h59m05s)
Ai primi di luglio una telefonata del direttore annuncia l’arrivo della ristampa in Blu-Ray Audio dell’Anello di Karajan: non è il caso - aggiunge - di fare l’ennesima recensione dell’interpretazione, ma sarebbe utile scrivere invece del nuovo remastering 24/96 e delle sue qualità! La cosa mi interessa, perché durante una cena tra amici ho già avuto l'opportunità di ascoltare alcuni estratti della nuova ristampa grazie alla copia di un amico, senza però avere a disposizione le versioni LP e CD per effettuare un confronto diretto. Eccomi quindi arrampicato in cima alla libreria per raggiungere il set di LP acquistati alla metà degli anni ‘80 (il mio secondo Ring, il primo essendo quello scaligero di Furtwängler pubblicato da Fonit Cetra) e subito di seguito impegnato nella ricerca della ristampa in CD della serie The Originals acquistata nel 2013 in occasione del bicentenario. Nel frattempo ho inserito il singolo supporto (quasi 900 minuti di durata!) che contiene tutto l'Anello nel lettore dedicato e acceso la televisione per aver accesso alle tracce. La sensazione d’ascolto, però, è strana: l’immagine stereofonica e straordinariamente ampia e ariosa, ben oltre il limite dei diifusori, ma curiosamente spostata verso destra e instabile nella focalizzazione. Faccio il punto dei settaggi, controllo le connessioni e mi rendo conto che ho scordato di togliere l’audio al televisore! Chi ben comincia... azzerato l'audio e spento lo schermo sono pronto a incominciare.
Cominciamo da qualche cenno generale. Registrato tra il 1966 e il 1969 nella Jesus Christus Kirche di Dahlem a Berlino, il Ring di Karajan è prodotto da Otto Gerdes con Günter Hermanns come tecnico del suono. Siamo quindi al cospetto del Classico Karajansound DG, caratterizzato da una presa sonora effettuata tramite microfoni panoramici che schiacciano l’orchestra sul fondo del palcoscenico sonoro con un effetto "arazzo" piuttosto pronunciato, l’esatto opposto del tipico Soltisound per Decca, nel quale l’orchestra viene sbalzata fuori dalle casse verso l'ascoltatore. Un’altra differenza iinportante riguarda la caratterizzazione delle frequenze più gravi, che in casa Decca possiedono profondità e spessore materico, mentre chez DG risultano più diafane e meno sviluppate in basso. A tutt’oggi, dal punto di vista del suono, quindi tralasciando le esegesi sul carattere delle due interpretazioni, queste sono le differenze principali riguardo alla qualità sonora dei due Ring storici di Karajan e Solti.
Cominciamo con la versione in vinile. Già so che gli appassionati del formato cominceranno a protestare che la mia è una ristampa anni ‘80 e non suona bene come l’originale fine anni ‘60 e che la mia catena "analogica" non è a livello di quella "digitale". Tutto vero, ma al tempo stesso di scarso interesse, perché il limite principale della edizione in LP è la compressione dinamica! Dal punto di vista dell’ampiezza del palcoscenico sonoro non c’è molta differenza tra la versione analogica e quelle digitali, mentre la stampa su vinile offre un’integrazione voce-orchestra piuttosto spiccata, con le voci distintamente poste sullo stesso piano della formazione orchestrale. L’effetto ha un senso dato che dall’unica immagine generale delle sessioni di registrazione inserita nel booklet della ristampa Blu-ray i cantanti sono messi su un praticabile alle spalle dell’orchestra. Posso concedere che la mia catena possa essere un po’ carente nell’articolazione delle frequenze basse e non particolarmente brillante nella caratterizzazione delle microdinamiche, ma resta il fatto che con registrazioni diversamente caratterizzate la distanza non è così avvertibile (penso alle sinfonie di Mahler di Solti). Certo, anche la curva delle frequenze non è estesa come dovrebbe e soprattutto nella parte acuta si evidenzia uno smussamento che certo evita fastidiose durezze, ma toglie anche un poco di brillantezza al suono dei Berliner. Ma è la compressione dinamica a essere sinceramente limitante. La forcella dinamica richiesta da Karajan all’orchestra è estremamente ampia, ma per ragioni dovute alla resa tecnica dell’LP solo una parte riesce a trovare posto nei solchi del vinile, limitando non di poco gli effetti timbrici e dinamici realizzati da Karajan e dai Berliner. Insomma è proprio il classico suono "discografico" di Karajan anni ’60 (prima che il direttore e Hermanns cominciassero a giocare con mixer e microfoni per ottenere effetti sonori particolari), cosi caratteristico nella sua mancanza di dettaglio sulle singole famiglie strumentali per favorire quanto più l’impasto timbrico, ma al tempo stesso così fuorviante rispetto al suono che conosciamo dalle registrazioni dal vivo del direttore austriaco con i Berliner (Heldenleben dal vivo a Londra pubblicato da Testament, per esempio).
Il passaggio al remastering CD del l998 segna un netto miglioramento della resa dinamica. Finalmente possiamo ascoltare tutta la gradazione di colori sperimentata da Karajan: dai pianissimo più impalpabili ai fortissimo più esplosivi, il suono dei Berliner sembrerebbe già al suo meglio se un ascolto attento non mettesse in evidenza come, al momento della digitalizzazione, i tecnici del suono Universal abbiano tirato un po’ verso l’alto la partenza della forcella dinamica come reso evidente dalla notevole presenza di fruscio dinamico nei momenti di silenzio. Il lavoro effettuato in sede di rimasterizzazione toglie anche un piccolo velo al suono, rendendo più trasparente l’impasto timbrico. Possiamo quindi iniziare a distinguere meglio le singole famiglie dell’orchestra con le voci dei solisti di canto che cominciano a scontornarsi avanzando dallo sfondo del suono orchestrale. Ma per ottenere tutto questo, naturalmente, c'è un prezzo da pagare! L’attacco dei suoni nei fortissimo e in linea generale nei transienti veloci diventa brusco, e la parte acuta della tessitura mostra quei segni di durezza che gli appassionati di riproduzione analogica sottolineano come uno dei maggiori limiti dei trasferimenti digitali in formato l6 bit/44.1 kHz.
Quando ascoltando un file audio a 24 bit/96 kHz si ha la sensazione che il suono sia innaturalmente gonfiato, generalmente significa che si sta ascoltando un falso: ovvero una registrazione già digitalizzata a 16/44.1 acquisita in quest'ultimo formato e sovracampionata. Il risultato di una simile operazione non è come qualcuno pensa un vero file a 24/96, ma un normale PCM lineare Red Book sotto steroidi, perché quello che non c’è in un file digitale non può essere ricostruito! Per ottenere un vero file a 24/96 l’unico modo è partire da un originale analogico, ma non basta (nonostante qualcuno la pensi diversamente) prendere una bella ristampa LP e riacquisirla, bisogna partire dal master originale su nastro per essere sicuri di ottenere il massimo risultato.
Per quanto possa sembrare inutile sottolinearlo, l’ascolto (e l’analisi della traccia) conferma che Universal è partita dai master originali. I vantaggi sono chiaramente discernibili in tutti i parametri fin qui analizzati, ma cominciamo col dire che se vi aspettate un suono più gonfio e d’impatto non avete ancora le idee chiare riguardo all’alta definizione audio. Per esempio: è inutile aspettarsi una maggiore consistenza ed estensione dei bassi in profondità, perché, come già sottolineato in precedenza, l’uso privilegiato di microfoni panoramici porta a una caratterizzazione del basso differente. In compenso, l’articolazione del basso - che ricordiamo non essere una delle prerogative della versione LP - qui finalmente ci permette di ascoltare tutte le singole note emesse dai contrabbassi sia nell’introduzione orchestrale della Valchiria, sia alla fine dell’Oro del Reno, nelle battute che vanno dal colpo di martello di Donner all'inizio dell’Entrata degli dei nel Walhalla.
Anche il palcoscenico sonoro, che nella versione LP tendeva a essere confuso, qui diventa di una trasparenza e chiarezza esemplari. Certo, l’orchestra è sempre sullo sfondo dell'immagine sonora creata dai diffusori, ma le singole famiglie strumentali si ritagliano uno spazio all’interno di questa immagine che è finalmente discernibile e individuale.
Che dire delle voci? Ecco, questo è sicuramente l’effetto più entusiasmante di tutta l’operazione: le voci si staccano completamente dal fondo della scena sonora posizionandosi chiaramente al di sopra dell’orchestra in primo piano con una consistenza tridimensionale e una fedeltà timbrica straordinarie. Qualsiasi cenno di durezza nel registro acuto delle donne è completamente sparito, lasciando spazio a una resa timbrica luminosa, per il mio gusto sempre un po' tirata sugli acuti, ma coerente con la tecnica di registrazione, quindi naturale, infine mai fastidiosa!
Il ritorno del fruscio a livelli accettabili ci conferma che l'effetto loudness così in voga negli anni '90 + stato fortunatamente evitato. Finalmente ascoltiamo davvero l’ampiezza della forcella dinamica karajaniana, con un equilibrio tra resa delle micro-dinamiche e delle macro-dinamiche che fa della fluidità ed elasticità di emissione il suo punto di forza principale.
E' questa l’edizione definitiva del Ring di Karajan, quindi? Tutto sommato, direi assolutamente di si. I vantaggi rispetto alla versione in vinile in mio possesso e alla ristampa digitale fine anni ‘90 sono chiaramente discernibili di fronte alle mie orecchie. Certo, forse il master originale su nastro riprodotto con la migliore tecnologia disponibile (come affermano gli audiofili) potrebbe contenere qualche informazione sonora in più, ma qui stiamo parlando di un formato audio da portarsi a casa, facilmente riproducibile e in quest'ambito siamo davvero arrivati a un livello in buona sostanza definitivo.
Devo anche dire che avevo dei dubbi riguardo alla praticità di avere tutto l’Anello su un solo supporto. A priori ero convinto che perdersi tra le innumerevoli tracce presenti sul disco sarebbe stato il risultato più prevedibile. Alla prova dei fatti, però, durante i giorni di ascolti paralleli tra i diversi formati il non dover continuare a togliere e cambiare disco per ascoltare le diverse sezioni musicali scelte come test mi ha fatto ricredere a questo riguardo convincendomi che l’utilizzo del disco singolo è comodamente praticabile dal divano di casa propria. Il menu a schermo televisivo è chiaro,
semplice e le singole tracce sono facilmente identificabili rendendo la pubblicazione addirittura troppo comoda da fruire seduti sul divano di casa!
 
Riccardo Cassani ("Musica", N. 290, Ottobre 2017)

1 commento:

Amazing Quotes ha detto...
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