Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

martedì, agosto 09, 2005

Andrea Luchesi: la riscoperta continua...

Andrea Luchesi (1741-1801)
Ad un Simposio internazionale tenutosi a Berlino qualche anno fa il più importante ed esperto musicologo italiano, Luigi Della Croce, ha presentato Andrea Luchesi come il vero e unico maestro di Ludwig van Beethoven.
La riscoperta di Andrea Luchesi (Motta di Livenza 1741 - Bonn 1801) prosegue con grande energia; nella scorsa edizione del Festival Lodoviciano abbiamo presentato al pubblico il maestro italiano proponendo il suo pregevole Requiem e un’inedita opera buffa, L’Inganno Scoperto, lavori che hanno rivelato non solo un sommo compositore, ma un vero antesignano delle migliori opere mozartiane e questo senza dubbio alcuno.
Andrea Luchesi, Kapellmeister a Bonn per trent’anni, ebbe a Venezia la miglior istruzione musicale e culturale del suo tempo grazie a maestri che furono tra i più grandi compositori e didatti dell’epoca. Sotto la direzione del maestro italiano, allievo di Galuppi, Cocchi e Saratelli, la Cappella Elettorale di Bonn fu annoverata tra le migliori di tutto il Settecento europeo non solo dagli addetti ai lavori, ma altresì dai numerosi viaggiatori che allora visitarono le terre del Reno.
L’odierno biografo di Luchesi, Giorgio Taboga, nel suo spiccato pensare ci ha mostrato quale via intraprendere per lo studio del musicista: l’esame scientifico. La via della vera conoscenza dei fatti è l’unica rotta che un serio studioso della musica del passato possa intraprendere, senza lasciarsi fuorviare o “guidare” dai mostri sacri della musicologia, dottrina ahimè assai fallace e poco propensa a ravvedersi (ogni scienza è stata scritta, cancellata e riscritta più volte alla luce di nuove scoperte, dunque mi chiedo quale giustificazione ha avuto ed ha tuttora la musicologia per non ricredersi mai?). Taboga offre oggi l’unico punto di riferimento storico attendibile per lo studio del compositore, poiché i lavori dei numerosi musicologi italiani, troppo spesso asserviti alla musicologia anglosassone, e gli stessi, a volte evanescenti testi degli storici della musica di lingua inglese o tedesca, pur occupandosi di Haydn, Mozart e Beethoven e del loro tempo, inspiegabilmente non contemplano la figura del musicista italiano che pure rivestiva all’epoca il ruolo più prestigioso cui un compositore potesse ambire non solo, ma in una delle più importanti corti europee.
Troppe volte abbiamo avuto modo di constatare come la passiva accettazione e celebrazione delle tre grandi e consacrate figure del panorama musicale si tramandi di musicologo in musicologo in modo stereotipato, senza che più nessuno si preoccupi di verificare l’attendibilità o parzialità dei dati della passata musicologia. Ma al di là di tutte le polemiche passate e future, un dato sicuro e confortante ci rivela che siamo nel giusto e ci sprona a proseguire in questa titanica impresa. Musicisti che come me hanno studiato, eseguito, messo a confronto quasi tutte le musiche di Luchesi con i capolavori coevi della Wiener Klassik si sono arresi all’evidenza: Mozart, Haydn e lo stesso Beethoven probabilmente non sarebbero mai esistiti senza il Kapellmeister mottense.

La Sinfonia in Re maggiore, con il suo arioso Adagio in “incipit mozartiano” con flauto solista accompagnato dalla sola compagine dei fiati, prelude ad un allegro di bellezza ritmica trascinante, dove le rullate dei timpani e gli squilli delle trombe permeano l’intera pagina offrendo un ambiente di autentica festosità. Seguono due movimenti intermedi danzanti. Il movimento conclusivo, con numerosi ed impegnativi movimenti coreutici in terzine affidati ai violini e con un notevole gioco di rimandi tra archi e fiati, ha un finale in crescendo degno della mano di un grande compositore italiano.

Una celebre opera di Luchesi, presente all’epoca in tutti i teatri d’Europa, fu L’Ademira rappresentata per la prima volta nel 1784 a Venezia nel giorno dell’Ascensione. In occasione della visita del re Gustavo di Svezia nella città lagunare, il governo veneziano aveva dato l’incarico al “celebre Luchesi” (così era chiamato in vita) di comporre un’opera che potesse omaggiare il sovrano; il programma di questa sera prevede una preziosa aria per contralto e orchestra Sento da un giusto sdegno tratta appunto da quest’opera. Il solista dialoga con l’intera orchestra a volte accompagnato dal tutti a volte in contrapposizione alle virtuosistiche volate dei violini.

La Cantata per l'Elezione a Vescovo dell’Arciduca Max Franz d’Austria, fratello dell’imperatore Giuseppe II, fu composta dal maestro italiano proprio in qualità di Maestro di cappella del principe ed unico responsabile della musica del principato di Colonia-Bonn. Presso lo Stadtarchiv di Bonn esiste il libretto della "Festkantate" che recita: Festeggiandosi il giorno che S.A.S.E. di Colonia L'ARCIDUCA MASSIMILIANO P.T. fù consacrato vescovo li 8. maggio 1785 CANTATA eseguita alla corte e posta in musica da Andrea Luchesi maestro di cappella di detta S.A.S.E..
Dopo una pregevole Ouverture a tutta orchestra anticipatrice delle ouvertures rossiniane, la cantata arcadica (le voci sono due Muse) presenta recitativi accompagnati carichi di pathos accanto ad arie di sicuro effetto melodico e virtuosistico. Il testo, scritto in un perfetto linguaggio metastasiano ci conduce in un mondo ideale: Silenzio o Muse… tutta l’ampia compagine orchestrale tace.
L’aria del soprano in dialogo con l’oboe, il duetto e il momento catartico del tutti finale Facciam di lieti accenti sono di indubbio valore formale. Tutti poi ad ascoltare l’eco che di lì a poco risponde.
Solo chi non ha udito potrebbe non sentirvi Haydn e Mozart.

La Sinfonia in Do maggiore è di altissima fattura stilistica, formale, creativa, melodica e contrappuntistica.
Senza dubbio si tratta da una sinfonia Londinese, forse una sinfonia che Haydn dimenticò di portare con sé dopo essere passato (casualmente?) da Bonn nel suo viaggio verso Londra.
Prove circostanziate ci inducono a sostenere la tesi per la quale delle molte sinfonie haydniane solo alcune (forse neppure quelle) sono state scritte dal Cigno di Rorhau, protetto del principe Estherazy, le altre appartengono senza dubbio a compositori italiani del Settecento: Sammartini (maestro di cappella a Milano), Fischietti (maestro di cappella a Salisburgo), Guglielmi (a Dresda), Boroni (a Stoccarda), Luchesi (a Bonn); o al più dotato fratello Michael già maestro di cappella a vent’anni e konzertmeister del Principe Arcivescovo di Colloredo a Salisburgo. L’Adagio introduttivo si pone dinanzi con un introduzione interrogativa che poco lascia all’immaginazione: è emozione allo stato puro. Tutta l’orchestra guidata dai timpani sembra indicare agli astanti lo scorrere del tempo. Il solare e fantasioso tema dell’Allegro, prima affidato agli archi poi ai fiati, è degno delle più alte pagine della storia della sinfonia europea di ogni tempo. Dopo i numerosi contrasti armonici che dimostrano un compositore ben conscio del mestiere, anche i violoncelli ed i fagotti possono cantare la loro parte; in tutto il movimento i finali e le particolari cadenze mozartiane si sprecano.
L’Andantino scorre veloce e danzante preludendo al pregevole Minuetto nel caratteristico andamento ternario. Il finale Allegro assai con il suo motivo gioioso, cantabile e ben costruito ci conduce per mano sino al gran finale tra mille corse degli archi e dei fiati in un universo che tutto comprende. Ogni strumento indistintamente è chiamato ad esprimersi, nulla è secondario.

Qualcuno nel tempo ha scritto che la musica di Haydn, attraverso Mozart, giunge arricchita a Beethoven. E se artefice fosse una stessa mano?
 
programma di sala al concerto del 31/10/2004 nell'ambito del "X Festival Lodoviciano" di Viadana (G.B.C.)

8 commenti:

Anonimo ha detto...

"senza dubbio"

Anonimo ha detto...

Questo post va aggiornato. Il caso-Luchesi è ampiamente superato, se vuole può dare un' occhiata qui http://www.musica-classica.it/forum/index.php?showtopic=3736&st=660 messaggio 670 e seguenti.

I musicanti ha detto...

Questo link riassume l'intera vicenda proponendo un punto di vista

http://www.wamozart.it/Fondo_Estense

Wakeup! ha detto...

Von Tro' aggiornati!

è bastata una foto un pò più precisa per sgonfiare il "pezzo forte" di Taboga: il presunto nome di Luchesi scritto su una copia della Sinfonia Parigina di Mozart.
Non c'è; Taboga se lo è sognato ...

ecco il link
http://www.musica-classica.it/forum/index.php?showtopic=3736&st=1905

sveglia, VonTro'!

Heinrich von Trotta ha detto...

O Wakeup,
lo spirito di questo pseudo-blog è semplicemente quello di riportarvi un po' di "letteratura musicale".
L'articolo pubblicato altro non è se non la nota al programma di sala di un concerto del lontano 2004 nell'ambito del X Festival Lodoviciano di Viadana (Mn).
Non è proprio il mio pensiero, anzi, ma la vicenda mi aveva decisamente meravigliato!
Per quanto mi riguarda sono sveglio da tempo...
HvT

Wakeup ha detto...

benissimo così, e scusa l'invasione.
ma siccome questa pagina può essere visitata da tanta gente magari è utile linkare anche gli aggiornamenti.

e grazie per lo "pseudo-blog", che è comunque molto utile

Heinrich von Trotta ha detto...

Grazie a te!
Ciao. HvT

Anna Mastrovich ha detto...

La ricerca continua eccome e l'argomento Mozart e Luchesi si sta evolvendo ulteriormente ancora quest'anno 2016. La biografia critica di Mozart di due musicologi che mette in dubbio la precocità del genio, l'attribuzione di molti lavori e quello che di solito si crede. Leggendolo ho trovato spunti che riaprono la questione Luchesi, addittura allargandola a molti altri compositori del tempo. Il libro si intitola Mozart la cadutra degli dei. Un'intervista ai due studiosi, se interessa, è qui
https://www.youtube.com/watch?v=oKJ4LzMpMPk