Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

lunedì, agosto 29, 2005

Das klagende Lied

Dag klagende Lied (Il canto del lamento), Cantata per soprano, contralto, tenore, coro e orchestra, completata nel 1880, all'età di venti anni.
Il testo, ispirato a una favola di Ludwig Bechstein basata su di una vecchia leggenda tedesca, è dello stesso MahIer. Due fratelli sono entrambi innamorati d'una splendida quanto orgogliosa regina, e quando il maggiore s'imbatte nel più giovane placidamente addormentato sotto un salice che s'erge nel bel mezzo d'una foresta, l'uccide. Qualche tempo dopo, un menestrello, vagabondando da quelle parti, raccoglie un ossicino del ragazzo ucciso e vi modella un flauto: appena suonato, esso emette la voce dell'ucciso che narra come fu assassinato e che lo prega di condurlo al castello dove suo fratello, l'assassino, sta per impalmare la bella regina. Il menestrello arriva al castello e, quando suona il flauto, la voce dell'ucciso ne sorte ancora rivelando alla regina ed a tutta la corte riunita l'inganno dello sposo. Il castello finisce in polvere, la regina si abbatte al suolo e gli invitati alle nozze fuggono terrorizzati.
La versione originale era in tre parti: la leggenda del bosco (cioè l'assassinio), il menestrello, le nozze. Nel 1893 Mahler espunse la prima parte e revisionò il resto; il lavoro venne eseguito per la prima volta a Vienna nel 1901. Ciò fa pensare che la versione pubblicata non sia affatto un lavoro giovanile, ma una matura ricomposizione: nulla di più errato: ché, negli elementi essenziali, l'originale è inalterato. Il personale stile di Mahler era già formato; nella revisione egli semplicemente migliorò la disposizione delle parti e la strumentazione. Come compositore egli aveva, come poi disse, già «scoperto in se stesso il Mahler»; nelle revisioni metteva a posto i dettagli, ma lasciava inalterata la forma originale del lavoro.
La Cantata mette in mostra la precoce padronanza di Mahler dell'apparato orchestrale wagneriano e il suo forte senso della psicologia dei toni: tragico Do minore, Fa maggiore pastorale, festoso Do maggiore e desolato finale in La minore.
L'introduzione orchestrale mette in mostra già i suoi ampi respiri compositivi, la predilezione per i ritmi di marcia, l'amore profondo per la natura ed il gusto del grottesco della favola tedesca. L'iniziale motivo dei bassi con le sue quarte tonica-dominante è caratteristico di Mahler, come lo sono le esposte linee contrappuntistiche dei legni; il tutto, nell'insieme, fa presagire l'inizio della Seconda Sinfonia. Se il primo culmine è un Bruckner non assimilato, i richiami di corno in Fa maggiore, in opposizione al Do minore, sono già puro Mahler, come la profusione dei temi chiaramente derivati, gli ottoni trattati a Corale presagiscono ancora la Seconda Sinfonia. L'allegro motivo del menestrello anticipa la vena folkloristica di Mahler, l'intricato serpeggiare degli strumenti a fiato, poco appresso, è profetico del Lied von der Erde (Il canto della terra); dopo il racconto introduttivo, i martellanti intervalli di quarta dei timpani sono d'assoluta impronta mahleriana. Assolutamente tipico è anche il canto del flauto di osso (contralto: «Ach, Spielmann... ») nel suo stile folkloristico slavo e le rapide incursionì tonali un tono sopra; del pari lo è la stretta struttura del finale col ritorno, rinforzato dai cori, della parte culminante dell'introduzione.
La musica festosa con cui principia la seconda parte riporta alla memoria il primo Wagner, ma la banda "popolare" tra le quinte e, più avanti, la distorsione della musica festosa effettuata dagli ottoni in sordina, sono profetiche. L'assolo del contralto «Was ist der König?» e l'arrivo del menestrello, riprendente temi della prima parte, mostrano gli ampi schemi formali di Mahler (vedi Ottava Sinfonia). La "Verità Totale" mahleriana appare per la prima volta, con l'intrusione della "volgare" musica risonante fuori scena nella tragica esposizione corale. Ulteriori anticipazioni profetiche sono il lamento finale del coro, preludente al Finale della Prima Sinfonia, il nudo contrappunto degli archi quando il tenore descrive la desolazione finale, la tenebrosa disintegrazione della struttura musicale.
La Cantata, affascinante a dispetto della fragilità, può esser definita una falsa partenza: Mahler era destinato a diventare un sinfonista e non un narratore in musica. Pure, certi appassionati appunti a margine del manoscritto al passaggio che narra la morte del fratello minore (memoria di Ernst?) mostrano ch'egli identificava già indissolubilmente la musica con la vita.

da "La musica di Gustav Mahler" di Deryck Cooke (Mondadori, 1983)

1 commento:

ferdinando ha detto...

Il testo originale tedesco e la traduzione italiana di Ferdinando Albeggiani si trovano nel sito curato da Emily Ezust: "The Lied, Art Song, and Choral Texts" al seguente link

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