Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
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sabato, febbraio 08, 2020

Franz Joseph Haydn: La Creazione

Nell'archivio del teatro di Händel a Londra, il Drury Lane, si trovava un manoscritto intitolato The Creation of the World, ispirato liberamente al Paradise Lost di Milton. Secondo Gottfried van Swieten, traduttore del libretto in tedesco, Haydn ricevette il manoscritto dall'impresario Salomon alla fine del suo secondo soggiorno londinese, nell'agosto 1795. Un altro aneddoto, invece, attribuisce l’idea al violinista François Hippolyte Barthélemon. Haydn, impressionato dal Messiah di Handel, avrebbe chiesto al collega quale fosse un soggetto adatto per un oratorio, e Barthélemon, afferrata la Bibbia, rispose: "Eccolo qui, e cominci dall'inizio!".
In ogni caso, Haydn lavorò al progetto di ritorno a Vienna. Il 30 aprile 1798 si tenne la prima esecuzione in forma privata presso il palazzo del principe Joseph zu Schwarzenberg, con un tale successo che si dovette replicare il lavoro il 7 e il 10 maggio. I comuni viennesi furono però costretti ad attendere fino al 19 marzo 1799 per ascoltare Die Schöpfung, a causa di contrasti con Salomon, che pretendeva la prima esecuzione pubblica a Londra. Il concerto fu un evento memorabile, con un coro di ben 180 persone. La Creazione raffigura un mondo governato con mano saggia da un'autorità benevola e provvidenziale: il male è stato cacciato dalla terra e nulla disturba la gerarchia delle creature, obbedienti e disciplinate, e la felicità dell’individuo e il benessere della famiglia rappresentano il compimento supremo del progetto divino.
L’introduzione della Prima Parte raffigura il Caos. Il primo personaggio ad apparire è Raffaele, che intona le parole del Genesi "In principio Dio creò il cielo e la terra". La luce esplode all'improvviso, in do maggiore, con un fortissimo dell’orchestra. Haydn custodì gelosamente la sorpresa, tanto da non mostrare questa pagina nemmeno a Swieten prima dell'esecuzione. La prima Aria (n. 2) è cantata da Uriele, che solca il cielo sui raggi del sole. Il Coro n. 4 introduce un nuovo personaggio, Gabriele. La voce dello spirito è introdotta da un tema dell'oboe, che esprime lo slancio dell'angelo guerriero. L'Aria di Raffaele (n. 6) è un grande atlante di figure, in cui si scorgono oceani schiumosi e montagne che toccano il cielo, fiumi serpeggianti e valli solcate da ruscelli. Gabriele completa il giorno con un Recitativo (n. 7) e un'Aria (n. 8). L’erba cresce sulla terra e i frutti maturano sulle piante, seminati dalla parola di Dio. Il Coro angelico (n. 10) celebra l’opera del terzo giorno: quando il testo ricorda che il Signore ha rivestito i cieli e la terra di splendide vesti, i bassi iniziano la prima delle tre fughe incluse nell'oratorio. Un Recitativo secco (n. 11) e uno accompagnato (n. 12) sono dedicati alla creazione delle stelle e degli astri. Haydn, sensibile al fascino del cielo, visitò a Londra il famoso telescopio di William Herschel, che gli ispirò forse la bella pagina orchestrale che apre il recitativo. La prima parte si conclude con il famoso coro "Die Himmel erzählen die Ehre Gottes" (n.13). Il trio degli angeli evoca una delle immagini piu potenti della Bibbia ("Un giorno rivolge parole all'altro, una notte comunica conoscenza all'altra", Salmi 19, 2). Haydn coglie soprattutto il contrasto tra giorno e notte, che getta sulla musica un'ombra leggera.
I primi numeri della Seconda Parte formano il più sorprendente giardino zoologico della storia della musica: Haydn evoca un mondo di figure, in parte tolte dai bestiari medioevali, in parte legate ai boschi e alle fattorie della sua infanzia. Gabriele si occupa degli uccelli, con un breve Recitativo (n. 14) che conduce all’Aria (n. 15). La tavola ornitologica presenta l'aquila, l'allodola, la colomba, l'usignolo; poche volte Haydn si è spinto tanto in là come nel riquadro destinato ai piccioni, rappresentati con arguzia da una coppia di fagotti. Il Recitativo accompagnato di Raffaele (n. 16) è uno dei numeri più suggestivi. Dio crea le balene e tutti gli esseri in movimento. La forza misteriosa e possente della vita, sul ritmo dei contrabbassi, anima il Poco adagio in re minore. ll Terzetto (n. 18) e il Coro (n. 19) sono saldati in un’unica grande scena. Il la maggiore del Terzetto è terso come l'aria del mattino, quello del Coro risplende come il sole a mezzogiorno. L’effetto trascinante del tema di Gabriele si trasmette a ciascuna voce, e trova un’efficace sbocco nel crescendo poderoso sul pedale del coro alla parola "ewig", eterno. Un articolato racconto di Raffaele introduce il sesto giorno. L’arcangelo ricorda la parola creatrice di Dio (n. 20), poi passa a illustrare il regno animale con un Recitativo accompagnato (n. 21) e un’Aria (n. 22). Haydn si diverte a disegnare gli animali in un affresco naif: il ruggito del leone, l'empito della tigre, la corsa del cervo, il nitrito del destriero, il pascolo degli armenti, lo strisciare del verme.
La creazione del genere umano è affidata al racconto di Uriele, con un Recitativo secco (n. 23) e un’Aria (n. 24). L’Aria è in do maggiore e ha almeno due caratteristiche notevoli: dopo aver ammirato l'aspetto dell'uomo, Uriele intona due volte la frase "E nei suoi occhi brilla lo spirito, alito e immagine del Creatore". Queste otto battute rappresentano forse il passo più sorprendente di tutta la musica di Haydn, e piace pensare che un'invenzione così notevole sia messa a testimonianza dell’intelligenza umana. L'altra magnifica idea è il solo di violoncello e la strumentazione del passo che riguarda la creazione di Eva, nata come Venere dal soffio della primavera.
La Terza Parte, dopo il Recitativo di Uriele (n. 29), si apre con un accordo di mi maggiore, analogo all'unisono da cui prese forma l’universo. L’ultima sezione rappresenta infatti una parodia poetica delle prime due. La creazione del mondo è ripercorsa dall'inizio, ma nella prospettiva del destino umano. Nell’Eden, dove Adamo ed Eva vivono in pace con la natura, le armonie discendono dal cielo. Il suono di tre flauti rende l'orchestra suadente, e il dolce timbro dei corni e degli oboi si spande sull’armonia. L'Inno a Dio e alla vita (n. 30), Lobgesang com'era nominato nell'edizione originale, ripercorre le tappe essenziali della creazione. Adamo ed Eva scoprono il mondo con occhi colmi di meraviglia e ammirazione; Adamo loda il sole, Eva la luna, l’uno comanda il regno animale, l’altra parla a quello vegetale. Questa fusione di caratteri diversi in un sentimento perfetto, frutto della comunione del corpo con lo spirito, è il preambolo alla parte della Creazione più consona ai temi sviluppati da Milton. Per il poeta, infatti, "la gioia del Paradiso è soprattutto una gioia dei sensi". Satana osserva con invidia e perfino rimpianto i due amanti dell’Eden. Egli conosce il dolore della privazione dei sensi, e in questa crepa sottile del destino umano versa il veleno del peccato, distillando nel piacere l'idea di morte. La scena finale dell’oratorio è un colloquio amoroso tra l'uomo e la donna, vissuto con intensa sensualità. Il Recitativo accompagnato (n. 3l) che precede il Duetto (n. 32) freme di emozione. Nella voce di Eva, che vola verso l’alto sulla parola "Freude", gioia, avvertiamo un brivido tutt'altro che spirituale. Adamo ed Eva esprimono la calda umanità del loro essere, in una forma che richiama quella del rondò. Nell'Adagio iniziale cantano entrambi la stessa linea melodica, ma ciascuno nella propria dimensione. L'estasi lascia il posto alla danza, all'espressione fisica della felicità amorosa. La natura stessa vibra nelle vene dei due amanti, con il profumo dei boschi, l’aroma della resina. L'anima, in questo perdersi dei corpi, è dimentica di Dio, ignara di Satana, che spia la loro felicità dal buco della serratura, come un vecchio voyeur. Adamo ed Eva finiscono per unire il loro canto gioioso benedetti da Uriele, che con un Recitativo secco (n. 33), prima del Coro conclusivo (n. 34), raccomanda all’uomo di non desiderare più di ciò che ha e di non voler sapere più di ciò che sa.
Oreste Bossini

5 commenti:

ahmed ha detto...


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