Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
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lunedì, febbraio 02, 2026

Brahms: Quarta sinfonia in mi minore

Nella cronologia brahmsiana le sinfonie si raggruppano a due a 
due, e in ogni gruppo l'una contrasta l'altra. Abbiamo già notato come l'espressione pastorale della seconda si opponesse all'ardore patetico della prima. Allo stesso modo la terza e la quarta, che pure si susseguono a date alquanto ravvicinate, hanno fisionomie molto differenti: se l'opus 90 aveva un carattere eroico, quello che ora stiamo esaminando potrebbe definirsi elegiaco. E se la Sinfonia in mi minore non manca di brillantezza, ciò che la caratterizza maggiormente è la concentrazione. E' una sinfonia autunnale, e, come la precedente, essenzialmente nordica. Vi ritroviamo i toni “alla Hebbel” o “alla Storm” del pensiero brahmsiano, ma in un clima poetico di rassegnazione, di solitaria meditazione, di pesante malinconia che preannuncia le ultime composizioni per pianoforte.
Questa seriosità della Quarta sinfonia deriva indubbiamente e in gran parte dal fatto che non soltanto il finale, ma tutta l'opera è permeata dello spirito della ciaccona, alla maniera di Bach. La malinconia è pure evidenziata dalla scelta della tonalità di mi minore, generalmente poco usata dai compositori di sinfonie, come un po' velata (rammentiamo la Trauer Symphonie di Haydn). In quest'opera ritroviamo il Brahms più autentico, il Brahms incantato dalle pianure della Bassa Sassonia, dalle sue lande grigie, dai cieli bassi, che si compiace di quegli ambienti ove tutto è un po' ovattato, e che vengono meravigliosamente evocati dall'orchestrazione brahmsiana, volutamente compatta.
Il primo movimento è un «Allegro non troppo» in mi minore, in 4/4, costruito in forma-sonata con due temi principali e quattro idee secondarie. Come si è già detto, lo spirito della ciaccona, che si esprimerà completamente nel finale, è già presente qui, e pare voler soppiantare quello della sinfonia. E' presente per il fatto che le idee secondarie mostrano di esser dedotte dal primo tema principale, e per come ritorna questo primo tema, per come viene distribuito e trasformato nel corso del brano. Il secondo tema ha un ruolo assai meno importante. Viene soltanto esposto e ripreso, senza che compaia nello sviluppo.
Nell'esposizione (mis. 1-144) viene presentato subito il primo tema, esitante, un po' lamentoso, che dominerà l'intero movimento (mis. 1-8). Ha tutti i caratteri di un tema di ciaccona: dai tratti poco personali, pare non promettere grandi possibilità di sviluppo, ma è soltanto gradualmente che si mostra in tutta la sua ricchezza. E' seguito immediatamente da una prima idea secondaria, che ne è un diretto derivato (mis. 9-18) e che sembra porsi come una risposta, una precisazione, per dare a quel primo tema più consistenza e più senso. Quando il primo tema ricompare (mis. 19-26) sembra che solo allora abbia inizio l'esposizione, e che i due episodi precedenti non fossero altro che una introduzione, per imporre subito l'idea di ciaccona. Al riascolto del primo tema segue la presentazione delle quattro idee secondarie: la prima, già ascoltata (mis. 27-44); la seconda, pure imparentata al tema (mis. 45-52); la terza, affatto diversa, con la quale lo spirito della sinfonia viene riaffermato (mis. 53-56); è un motivo di breve durata, con un certo carattere di bravura, una sorta di piccola fanfara eseguita dagli strumenti a fiato; ma vedremo in seguito, nello sviluppo, che questo motivo non è poi tanto estraneo, malgrado le apparenze, al disegno della ciaccona iniziale, alla quale si sovrappone perfettamente. La quarta idea secondaria (mis. 57-72) è una frase melodica esposta prima in «cantabile» dai violoncelli e dai corni, poi ripresa dai violini con un tono appassionato e grave, su un accompagnamento pure affine al tema iniziale di ciaccona. La terza idea secondaria, già più vicina alla ciaccona, torna a farsi ascoltare (mis. 73-86). E un ponte (mis. 87-94) introduce il secondo tema principale (mis. 95-109): una frase melodica tenera e ardente, enunciata prima dai legni e dai corni, su un accompagnamento di archi che, per scansione ritmica e disegno complessivo, ricorda anch'esso il tema iniziale. Brahms, come si è detto, dà poca importanza a questo secondo tema, che non è corredato da idee secondarie proprie. E infatti la terza idea secondaria, già ascoltata due volte, che ricompare (mis. 110-144). Si nota dunque quale importanza il compositore le abbia attribuito, e come questa terza idea, che sembrava tanto estranea alla ciaccona iniziale, vi si adatti con sempre maggior duttilità.
Lo sviluppo conferma il ruolo predominante del primo tema (mis. 145-254), che vi compare sin dall'inizio (mis. 145-152); e si tratta di uno sviluppo, non già della ripetizione dell'esposizione, che non è prevista in questo primo movimento. La prima idea secondaria si presenta di nuovo, come nell'esposizione (mis. 153-156); e come nell'esposizione vengono ancora ripetute immediatamente le due prime idee secondarie (mis. 157-164 e 165-168). Si riascolta il primo tema (mis. 169-183), e stavolta gli fa eco la terza idea secondaria (mis. 184-191). Questi due ultimi episodi vengono replicati (mis. 192-205 e 206-213). Un passaggio liberamente sviluppato (mis. 214-226) riconduce alla prima idea secondaria (mis. 227-242) presentata qui più estesamente che altrove, e con molto calore. Un ponte (mis. 243-254) conclude lo sviluppo.
La ripresa (mis. 255-380) ha una struttura del tutto simmetrica a quella della esposizione.
Il movimento termina con forza su una coda (mis. 381-440) molto ampia, e basata essenzialmente sul primo tema, liberamente elaborato.
Si vede dunque come Brahms abbia raggiunto l'unità nella diversità, imponendo a questo intero brano l'idea iniziale di ciaccona, la cui presenza è costante.
Il secondo movimento è un «Andante moderato» in mi maggiore, in 6/8, costruito su due temi principali. Nonostante la tonalità di mi maggiore, si tratta di un brano malinconico, tenero, e al tempo stesso nobile. Ma vi troviamo pure un carattere misterioso e leggendario, come di ballata. Dal punto di vista formale è molto semplice. I due temi si alternano, separati da un breve intermezzo. Il tutto è incorniciato da una introduzione, piuttosto corta, e da una coda.
Nell'introduzione il primo tema viene esposto dai corni, poi dai legni (mis. 1-4). C'è qualcosa di arcaico in questo tema, che fa pensare - erroneamente, per altro - al quarto modo gregoriano, o più esattamente al modo frigio; il che dà l'impressione, sin dall'attacco, di uno stupefacente antico racconto. Ha inizio poi il primo episodio (mis. 5-29), nel corso del quale il primo tema viene esposto tre volte, dapprima su un accompagnamento pizzicato degli archi. Segue il primo intermezzo (mis. 30-40), poi il secondo tema, esposto in «legato» dal violoncello (mis. 41-52), un tema dal carattere più lirico. Poi ascoltiamo il secondo intermezzo (mis. 53-63). Ritorno del primo tema (mis. 64-73); tempo intermezzo (mis. 74-87); ritorno del secondo tema (mis. 88-102) e infine coda (mis. 103-118) basata sul primo tema, che assume un carattere sempre più misterioso.
Questo secondo movimento, così pieno di poesia, che scorre dolcemente e mestamente come un canto lontano, è tuttavia costruito con straordinario rigore. Ma la mano troppo abile dell'artigiano non prende mai il sopravvento, né i procedimenti scolastici, il sistema ciclico o il lavoro tematico lasciano trasparire la loro trama. E' uno dei miracoli della scrittura brahmsiana. Qui ancora nulla è lasciato al caso, e lo spirito della ciaccona è sempre presente: in modo più impalpabile che nel primo movimento, meno fisico, se così si può dire. Aleggia, semplicemente, soprattutto attraverso la pulsazione ritmica del tema iniziale, che percorre tutto il brano:
Al termine di questa nota, allorché avremo esaminato l'intero materiale tematico della sinfonia, potremo avere una visione complessiva che ci dimostrerà come l'impressione di unità non si limiti a ciascun movimento, ma investa tutta l'opera, poiché diversi elementi di essa sono sovrapponibili.
Il terzo movimento è un «Allegro giocoso» in do maggiore, in 2/4. La posizione all'interno della sinfonia, le sue dimensioni, il suo carattere e le abitudini di Brahms potrebbero indurci a pensare che si tratti di uno scherzo, o qualcosa di simile. Ma non è così. L'«Allegro giocoso» è in forma-sonata. E sotto questo aspetto esso si avvicina molto al primo movimento, specialmente per quanto riguarda la distribuzione del materiale tematico. Ciò detto, gli va pure riconosciuto il carattere dello scherzo: un episodio forse giocoso, ma nel quale la gioia tumultuosa raggiunge il ghigno sarcastico. Dopo la tenera ballata del movimento precedente, questo brano ci propone una ballata d'altro genere, più rude, dinamica, a volte demoniaca.
I temi non sono proprio affini a quelli del primo movimento; pure in certo qual modo si possono sovrapporre ad essi. E si ritrova anche qui lo spirito della ciaccona.
L'esposizione (mis. 1-88) presenta subito un primo tema (mis. 1-6) gaio, ma in modo turbolento, sul quale si innestano una prima idea secondaria, che pare far da contraltare con le sue semicrome (mis. 6-10) e una seconda (mis. 11-18) dal carattere di fanfara. Riappare, di rimbalzo, il secondo frammento della prima idea secondaria (mis. 19-34), esposto con vivacità sempre crescente, fino a ricondurre al tema iniziale (mis. 35-40), seguito immediatamente dal primo frammento della prima idea secondaria (mis. 41-51).
Si ascolta allora il secondo tema (mis. 51-80), melodico, dal carattere grazioso, contrastante con l'orgia ritmica precedente. Ma la pulsazione è tuttora presente, segretamente, sotto questo tema melodico. Un ponte (mis. 81-88) introduce lo sviluppo, ampiamente trattato, e assai più importante dell'esposizione (mis. 89-180).
Questo sviluppo è essenzialmente basato sul primo tema e sulla prima idea secondaria, un procedimento già usato nell'«Allegro» iniziale. Ecco infatti il primo tema (mis. 89-107), poi la prima idea secondaria (mis. 108-138); poi una elaborazione sempre più libera del tema iniziale (mis. 139-180). In tutto l'episodio centrale la scrittura è concisa e libera ad un tempo, mentre il giocoso si trasforma in fantastico.
La ripresa (mis. 180-281) non è del tutto simmetrica all'esposizione. Comincia «Poco meno presto» con un episodio libero in cui risuona il primo tema (mis. 181-199), poi sul «Tempo primo» riascoltiamo la seconda idea secondaria con la sua fanfara (mis. 200-207). Seguono il primo tema (mis. 223-233), la prima idea secondaria (234-246) e il secondo tema (mis. 247-275), che subisce qui delle interessanti modifiche sul piano ritmico. Un ponte conduce alla coda (mis. 281-357) che, piuttosto ampia, utilizza con inesauribile vivacità il primo tema e la sua prima idea secondaria.
Il quarto e ultimo movimento è come il coronamento e la glorificazione di tutto quanto precede. I primi tre movimenti sembrano convergere verso il finale come altrettante linee prospettiche, e l'effetto di prospettiva è accresciuto dall'ultimo brano, una vera e propria ciaccona, dove la profondità è ancor più accentuata (una profondità nel senso spaziale, perché di fatto c'è qualcosa di spaziale nella concezione di questa sinfonia). E appunto in questo finale la ciaccona, dopo aver aleggiato sulla composizione, viene trattata autonomamente e con grande ricchezza.
Si tratta di un ampio «Allegro energico e passionato» in mi maggiore, in 3/4 e 3/2, costruito su un motivo ostinato di otto note esposto fin dal principio alla parte superiore (ciò che giustifica la scelta del termine ciaccona invece che del comune passacaglia, che vuole invece il tema costantemente al basso) (*).

ll materiale tematico è dunque estremamente semplice, ma si presta particolarmente alla variazione. A questo proposito Brahms era solito dire che quanto più il tema è semplice tanto più l'invenzione è libera. E' appunto il caso nostro, e spiega come Brahms possa concedersi una tale progressione nella diversità. Il compositore non dimentica infatti che deve costruire un finale, non scrivere un ingegnoso esercizio scolastico: il procedimento scelto è soltanto un mezzo; quello che occorre è che il finale coroni l'opera, la prolunghi, la concluda. E l'obiettivo è perfettamente centrato: il pezzo che ne deriva ha una sua vita intensa, una sorta di superbo classicismo, che lo stesso Bach non avrebbe disapprovato.
Il finale si presenta in questo modo: il tema iniziale viene utilizzato trentuno volte di fila, sempre rispettando rigidamente le otto misure indicate, in trentuno variazioni successive. C'è poi una coda con quattro variazioni supplementari, in cui il tema viene trattato più liberamente e allargato, ciò che gli conferisce una particolare irradiazione. Il pezzo si conclude su una cadenza di sei misure.
Considerando la fisionomia esteriore, dal punto di vista espressivo di un movimento di sinfonia, si può dire che questo finale sia composto di quattro episodi. Tutto un primo gruppo di variazioni (le prime dodici; mis. 1-96) forma un blocco di carattere ritmico e vigoroso, quasi un “blocco maschile”. Segue poi un episodio centrale in 3/2 (variazioni XIII-XVI; mis. 97-128) dal carattere essenzialmente espressivo, misterioso, un “blocco femminile”. Si torna poi al «tempo primo» e al carattere dell'inizio (variazioni XVII-XXXI; mis. 129-252). E infine una coda amplificatrice (mis. 253 alla fine). Come in ogni struttura sinfonica - si tratti di forma-sonata, di forma-Lied o di forma-scherzo - abbiamo quindi l'equilibrio fornito dai due episodi estremi simmetrici, che racchiudono un episodio
centrale differente, con una coda finale.
Ecco in dettaglio le osservazioni sulle variazioni:
  • I. - (mis. 1-8). Viene enunciato il tema di ciaccona, affidato ai soli fiati, in otto accordi in fortissimo.
  • II. - (mis. 9-16). Sempre «forte e marcato» il tema passa agli archi in pizzicato sul secondo tempo.
  • III. - (mis. 17-24). «Pizzicato, piano ma marcato», sempre sul secondo tempo, il tema rimane affidato agli archi, su un disegno superiore dei legni. E' una specie di variazione della precedente.
  • IV. - (mis. 25-32). Sempre «marcato», il tema viene trattato in modo largamente armonico da tutta l'orchestra.
  • V. - (mis. 33-40). Su un nuovo disegno affidato ai soli archi, tocca ai fagotti enunciare il tema.
  • VI. - (mis. 41-48). Il tema è al basso, sotto alcuni disegni superiori in moti contrari ritmati a tre contro due.
  • VII. - (mis. 49-56). Prolungamento della precedente variazione. Il tema è al basso. Un disegno espressivo compare alla parte superiore.
  • VIII. - (mis. 57-64). «Più forte, ben marcato». Una variazione ritmica con carattere di marcia. Il tema sale sempre nel basso; le parti superiori discendono.
  • IX. - (mis. 65-72). Il tema è al basso. La parte superiore discende cromaticamente, mentre gli archi introducono in una voce intermedia un nuovo motivo in biscrome, anch”esso discendente.
  • X. - (mis. 73-80). Il tema utilizza la pulsazione delle biscrome precedenti e si restringe per l'introduzione di terzíne di biscrome.
  • XI. - (mis. 81-88). Progressione armonica per gruppi di due accordi alternati.
  • XII. - (mis. 89-96). Prolungamento della precedente variazione. Il tema è al basso, esposto largamente su tre ottave, mentre le parti superiori introducono un motivo variato in accordi di terzine di crome..
  • XIII. - (mis. 97-104). La misura passa a 3/2. E' l'inizio del secondo episodio. Su alcune serie sincopate degli archi, un disegno espressivo di abbellimento è eseguito dal flauto intorno al tema.
  • XIV. - (mis. 105-112). Variazione in mi maggiore, che prolunga la precedente. Clarinetto, oboe e flauto si dividono gli abbellimenti melodici.
  • XV. - (mis. 113-120). Ancora mi maggiore. Il tema è al basso; ne scaturisce un motivo arpeggiato d'accompagnamento che sostiene la progressione dei tromboni, i quali cantano a loro volta una specie di sarabanda espressiva molto lenta. E' un episodio misterioso e straordinario. «Felici i suonatori di trombone!» esclamava Elisabeth von Herzogenberg, dopo aver letto la partitura. «Deve fare un effetto magnifico nella dorata tonalità di mi maggiore!»
  • XVI. - (mis. 120-127). Prolungamento della variazione precedente. La progressione passa dai tromboni alle parti superiori. E' l'ultima variazione dell'episodio centrale.
  • XVII. - (mis. 127-135). Ritorno al «tempo primo». Inizio del terzo episodio, simmetrico al primo. E, quasi per sottolinearlo, gli ottoni riespongono il tema come all'inizio, in solenni accordi di minime.
  • XVIII. - (mis. 136-144). Il tema è al tremolo degli archi al basso, mentre i fiati fanno ascoltare un disegno sincopato nelle parti superiori. Variazione in crescendo, che prolunga quella precedente.
  • XIX. - (mis. 145-152). Stessa formula della precedente variazione, che viene a sua volta a trovarsi prolungata dal crescendo che continua e dal movimento ascendente delle parti superiori. Si tratta di prolungamenti successivi che danno al finale l'idea di prospettiva, di cui si diceva.
  • XX. - (mis. 153-160). Nuovo prolungamento per variazione del motivo precedente delle voci superiori. Il motivo viene trattato «marcato» con un disegno di crome che dà luogo a una sorta di dialogo.
  • XXI. - (mis. 161-168). Nuovo prolungamento: il motivo di crome si afferma in terzine.
  • XXII. - (mis. 169-176). L'estensione delle quattro variazioni precedenti porta allo slancio ascendente di un motivo di biscrome. Il tema non è definito espressamente, ma aleggia come elemento impalpabile, aereo.
  • XXIII. - (mis. 177-184). Una variazione capricciosa, che oppone crome e terzine di crome.
  • XXIV. - (mis. 185-192). Sviluppo della variazione precedente.
  • XXV. - (mis. 193-200). Utilizzazione del tema proclamato con vigore sui tempi primo e secondo, mentre il terzo rimane vuoto.
  • XXVI. - (mis. 201-208). Variazione armonica. Su una voce intermedia si insinua un motivo melodico di oboe.
  • XXVII. - (mis. 209-216). Variazione armonica, che prolunga quella precedente.
  • XXVIII. - (mis. 217-224). Variazione armonica in cui s'introduce un motivo ornamentale delle viole e poi dei violini.
  • XXIX. - (mis. 225-232). Variazione libera, sopra la quale i legni cantano un motivo melodico legato.
  • XXX. - (mis. 233-240). Il tema continua ad essere molto lontano in questa variazione in movimenti contrari.
  • XXXI. - (mis. 241-248). E' una variazione che prolunga la precedente. Continuano i movimenti contrari. Canone fra gli archi acuti e gravi.
  • Ponte. - (mis. 249-252).
  • XXXII. - (mis. 253-260). E l'inizio della coda, «poco più allegro». Le voci superiori declamano il tema su un accompagnamento discendente.
  • XXXIII. - (mis. 261-272). Prolungamento e amplificazione della variazione precedente, sempre in grandi accordi di minime. Da notare che, con le sue dodici misure, questa variazione esce dalla formula di otto misure.
  • XXXIV. - (mis. 273-288). Stesse osservazioni. Qui le misure sono sedici. C'è quindi un progressivo ampliamento.
  • XXXV. - (mis. 289-304). Stesse osservazioni. Ampliamento e affermazione del tema. Sedici misure.
Gruppo di cadenze. - (mis. 305 alla fine). Una semplice conclusione.
L'organico orchestrale è il seguente: due flauti, due oboi, due clarinetti, due fagotti, controfagotto, quattro corni, due trombe, tre tromboni, timpani, triangolo, archi.
La trascrizione, preparata dallo stesso Brahms, riguarda questa volta non un pianoforte a quattro mani, ma due pianoforti a quattro mani.
Claude Rostand
("Brahms", Rusconi, 1986)

* Si può osservare, senza per altro voler trarre una qualsiasi conclusione particolare, che questo tema è quasi alla lettera - ad eccezione del diesis di passaggio - quello usato da Bach nella ciaccona finale in si minore nella Cantata n. 150 («Meine Tage in den Leiden»).