Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

sabato, maggio 10, 2008

Il Fidelio di Abbado: intervista al regista Chris Kraus

Al Teatro "Valli" di Reggio Emilia con la prima regia lirica di Chris Kraus, il regista del film Quattro minuti.

Un altra avventura, voluta e desiderata a lungo, per Claudio Abbado. Lo sguardo è rivolto ancora una volta a Beethoven ma, dopo il memorabile ciclo sinfonico, in questa occasione si tratta di un Fidelio che prende forma grazie a una coproduzione internazionale, che coinvolge la Fondazione i Teatri di Reggio Emilia, Teatro Real di Madrid, Festspielhaus Baden Baden, Teatro Comunale di Ferrara e Teatro Comunale di Modena. Un nuovo allestimento per il quale sono coinvolte compagini quali la Mahler Chamber Orchestra, l'Arnold Schoenberg Chor e il Coro de la Comunidad de Madrid, con protagonisti, tra gli altri, Endrik Wottrich (Florestan) e Anja Kampe (Leonore). A curare la regia di questo spettacolo, che debutta i prossimi 6 e 8 aprile al Teatro Valli di Reggio Emilia, Abbado ha chiamato un "debuttante" come Chris Kraus, classe 1963, esponente del giovane cinema tedesco, al quale rivolgiamo alcune domande mentre sta lavorando a questo allestimento.
Quale ruolo ha avuto la musica nelle sue precedenti esperienze cinernatografiche (penso, per esempio, al recente film Quattro minuti)?
«In tutti i miei film la musica ha un ruolo fondamentale. Ho studiato musica fin da piccolo, avevo 5 anni: flauto, pianoforte, anche se non sono un professionista. E la musica mi ha sempre influenzato. E' stato in Quattro minuti che ho deciso di dare alla musica un ruolo da personaggio principale, ero stanco di vedere film in qualche modo rovinati dalla musica sbagliata. La musica ha il ruolo di tramite tra testa e cuore, entra direttamente nella teste e nei cuori ... ».
Tra il linguaggio cinematografico e quello operistico, quali differenze ritiene più significative?
«Le differenze sono, ovviamente, tantissime. Se cinema e opera hanno due linguaggi diversi, possiamo dire che le parole sono le stesse, ma la grammatica cambia. Nel cinema bisogna cercare di ricavare il meglio nel brevissimo, concentrando piuttosto che dilatando; nell'opera funziona il contrario e bisogna raggiungere il massimo nel medio e lungo termine, dilatando piuttosto che abbreviando. E' una questione di velocità diverse... In fin dei conti, però, tutto ha a che fare con le emozioni, l'obiettivo - nell'uno e nell'altro linguaggio - è quello di comunicare emozioni ... ».
Quali sono i caratteri principali della Sua regia per questo Fidelio?
«Non amo parlare - a questo punto del lavoro che è appena iniziato - della regia, preferisco mostrarla in scena. Posso dire che, siccome sono un narratore, mi sento di dovere raccontare delle storie e nel Fidelio ne ho individuate tre: la prima è una storia d'amore, la seconda è una vicenda di violenze, di sentimenti che provano gli esseri umani soggiogati e oppressi; infine, la terza storia è una vicenda di potere e, alla fine dei conti, di politica».
Come è stato lavorare su Beethoven con Abbado?
«Ero stato contattato da Claudio Abbado, al quale, avevo spiegato tutte le mie perplessità, dovute al fatto che non avevo mai fatto la regia di un'opera. Ma mi aveva detto che proprio era quel che cercava. Una persona che venisse da esperienze totalmente diverse. L'ho incontrato. Non l'avevo mai visto prima. Mi si è fatto avanti, sorridente e amichevole. Abbiamo cominciato a lavorare subito, ma non sembrava di lavorare, sembrava piuttosto un gioco. Non abbiamo parlato subito del Fidelio nello specifico, ma del "mondo del Fidelio", necessario per lavorare insieme in una tale avventura. Gli dissi cosa pensavo, soprattutto per il finale, fu d'accordo. Se devi raccontare una storia di prigioni, devi mostrarla, la prigione. Diedi un suggrimento. Non disse di no. E' stato l'inizio dell'avventura. Sono così felice che Claudio Abbado abbia avuto così tanto coraggio! E' un uomo che ama il rischio, che ama le sfide. Vedremo assieme quale sarà il risultato, adesso non lo possiamo sapere».
Ha altri progetti musicali?
«Questa per me è una grande avventura, la prima di questo genere. Vedremo solo alla fine quello che sarà, tutto dipende dal risultato. Per ora sono così felice di questa sfida e sono ottimista di natura... ma di altri progetti, in questa fase, non se ne parla nemmeno ... »

intervista di Alessandro Rigolli (Gdm, 04/08)

9 commenti:

Cecilia Rabà ha detto...

Il tuo Blog é meraviglioso, una perla nel nulla del nostro tempo di inutili chiacchiere. L'ho scoperto andando in cerca dei biscotti preferiti da Glenn Gould.

Un caro saluto

Cecilia Rabà

www.ceciliaraba.ilcannocchiale,it

Cecilia Rabà ha detto...

Mi sono permessa di linkarti.

Va bene?

Ancora un carissimo saluto

Cecilia Rabà

www.ceciliaraba.ilcannocchiale.it

Anonimo ha detto...

Il Suo Blog è una lettura davvero piacevole (ed è pure un "nostro" attentissimo lettore, il che non guasta...), ma dovrebbe aggiornalo più spesso!

Cecilia Rabà ha detto...

Cosa pensa di Ramin Bahrami?

Un caro saluto

Cecilia Rabà

Anonimo ha detto...

Ramin Bahrami.
Ce ne fossero di pianisti così, ma qualcosa non torna.
L'ho ascoltato non molto tempo fa alle prese con Bach: le "Goldberg" prima e "Die Kunst der Fuge" poi. La sua oratoria post-concerti e la sua figura estetica "stonano" al cospetto di tale sublime musica.
Lo apprezzo di più nell'ascolto in disco nella mia stanza in penombra.
Ma la sua levatura di pianista rimane salva!
Ciao.

Cecilia Rabà ha detto...

Se mi farai il piacere immenso di passare da me, cosa che spero sarà, vedrai come sia indubbiamente d'accordo con Te sotto il profilo estetico, e come però abbia notevoli riserve sul suo pur elevatissimo stile.

Un caro saluto

Cecilia

www.ceciliaraba.ilcannocchiale.it

Anonimo ha detto...

Sono passato da te!
Siamo in ottima sintonia: manco l'avessi letto prima di scrivere il mio pensiero.
Violentemente dissento su chi vuol ritenere Bahrami un novello Gould!
Bach/Gould sono un binomio assoluto; per me, uno dei pochi che possono permettersi Bach al pianoforte.
Complimenti per il tuo blog.
Sbaglio o ti sei particolarmente intrippata con Glenn?
Ciao.

Cecilia Rabà ha detto...

Da cosa l'hai arguito?

Ma che si vede?!!

Ciao e a presto!

Cecilia

Cecilia Rabà ha detto...

In realtà, si tratta di un vecchio amore, mai dimenticato del tutto, ottimo pattino di salvataggio quando le cose non funzionano per il loro verso. Data dal 23 marzo 1991, pensa un po'...

Un caro saluto

Cecilia