Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

sabato, giugno 07, 2008

Rognoni: Selva de varij passaggi

Con il termine "Diminuire" s'intende il comporre più note di valore minore al posto di una sola nota di valore maggiore. Quest'arte inizia nel quindicesimo secolo con l'intento di ottenere con gli strumenti (liuto, organo, flauto, viola, etc ... ) la stessa espressività della nota cantata. E' l'arte di improvvisare sopra un brano polifonico, che seguirà il progressivo cambiamento di stile da quello intellettuale, puro, integro e sintetico del rinascimento a quello abbondante, ricco e complesso del primo barocco. Questa pratica viene documentata in tanti trattati di importanti compositori come Ortiz, Dalla Casa, Bassano, Bassani, Bonizzi, Virgiliano. Ma è proprio in Riccardo e Francesco Rognoni che il "passeggiare" sopra brani polifonici tocca il suo apice nella complessità. Il diminuire come normale pratica strumentale continuerà fino a Bach, quindi in pieno periodo barocco.
Il termine "Suonare o Cantare alla Bastarda" significa toccare più voci della polifonia, dal soprano al basso saltando da una frase all'altra: « ... qual professione si va toccando tutte le parti» (Girolamo dalla Casa: "Il vero modo di diminuir", Venezia 1584). Rognoni lo dimostra nella sua versione più semplice (praticamente senza diminuzioni) del suo "Ung Gay Bergier -modo facile". Quasi sempre però questo termine viene collegato con l'arte della diminuzione. Lo conferma Dalla Casa quando scrive: « ... si come fanno gli intelligenti, ... io ho diminuito dai Canti tutti le Crome».
Il Diminuire Alla Bastarda lo si può fare con la voce (Rognoni dedica un suo brano all'Illustre cantante Ottavio Valera) o con uno strumento come l'organo, il clavicembalo, l'arpa, il liuto. Essendo la viola da gamba dotata sia di espressività melodica che di una grande estensione, era frequentemente impiegata nel diminuire alla bastarda, da qui la dicitura "Viola Bastarda". Vennero anche costruiti strumenti che potessero suonare più agevolmente in questo modo.
Monteverdi la cita quando descrive come mostrava, suonando la viola, i suoi nuovi madrigali ai mecenati : «Vidi ... io affissare ella il purgato senso al debil moto della mia mano, sopra della viola, et compiacersene ... » e «... mio fratello.. si trova occupato nel concertar le due Viole bastarde» (prefazione al Secondo libro de madrigali, Venezia 1590).
Leggiamo in Francesco Rognoni: «La viola bastarda, qual è Regina delli altri instromenti, per paseggiare, è un instrumento, qual non è, ne tenore, ne basso de Viola, ma è tra l'uno, e l'altro di grandezza, si chiama Bastarda, perche hora và nell'acuto, hora nel grave, hora nel sopra acuta, hora fa una parte, hora un'altra, hora con nuovi contraponti, hora con pasaggi d'imitationi, ma bisogna avertire, che le imitationi non habbino più di sei, o sette risposte al piu, perche farebbe poi tedioso, e di disgusto, il medesimo s'intende ancora de tutte le sorti d'instrumenti, perche le scole de valenti suonatori, non lo permettono, prohibiscono ancora nei pasaggi, far due ottave, e due quinte, con alcuna de l'altri parti, se non s' è più che sforzato, per seguitar qualche imitationi; si vedon' hoggidí molti che suonano ò il Cometto, à Violino, ò altro instromento, che non fanno altro che paseggiare, ò sia buono, ò cativo, pur che sempre faccino pasaggi, rompendo la testa a chi sà del mestiero, ruvinando tutto il canto, pensando che nei concerti, non sapendo che val più saper tener una nota con gratia, over un'arcata dolce e soave; che far tanti pasaggi fuori del suo dove» (Selva de varij passaggi secondo l'uso moderno per cantar e sonar con ogni sorte de strumenti, Milano, 1620).
E a proposito della viola da gamba lo stesso afferma: «La viola da gamba è instrumento delicato, in particolar se vien suonata con bella arcata accentata con i suoi tremoli, con passaggi regolati che siano ben compartiti, con arco ben serrato alla viola, discernendo ben le corde. [ ... ] Al violino da gamba il diminuir con gratia e sopra al tutto bell' arcata».
Fino al sedicesimo secolo la musica vocale era il modello di riferimento per ogni tipo di composizione ed anche quando si assiste ad un autonomo sviluppo della musica strumentale (Rognoni è tra i primi a ideare una sorta di ensemble solo "orchestrale") la vediamo ancora debitrice dei propri criteri stilistici ed esecutivi alla voce (= la parola) e alla vocalità.
A proposito del rapporto tra testo e musica è interessante citare una prima testimonianza in Don Nicola Vicentino: «[ ... ] a voler fare che gli uditori restino satisfatti, si dè cantare le parole conformi all'oppinione del Compositore, e con la voce esprimere quelle intonazioni accompagnate dalle parole, con quelle passioni, ora allegre, ora meste, e quando soavi, e quando crudeli e con gli accenti aderire alla pronuntia delle parole e delle note, e qualche volta si usa un certo ordine di procedere nelle compositioni che non si può scrivere, come sono il dir piano e forte e il dir presto e tardo e, secondo le parole, muovere la misura per dimostrare gli effetti delle passioni e dell'armonia» (L'antica musica, Libro Quarto, cap.42, pp 89» Roma 1555). Zarlino, Dalla Casa, Caccini e Zacconi riprenderanno e approfondiranno questo argomento.
Proprio per quanto documentato nei trattati del rinascimento e del primo barocco sull'importanza di esprimere con "le passioni dell'anima" il contenuto del testo, si è scelto di eseguire le diminuzioni dei Rognoni avvalendosi anche di un gruppo vocale: in questo modo è possibile valorizzare meglio lo stretto legame tra le diminuzioni eseguite dalla viola e la relativa frase poetica nonché la struttura contrappuntistica del madrigale o del mottetto originario e, soprattutto, gli «affetti» contenuti nel testo poetico. Ogni diminuzione vocale o strumentale descrive e sottolinea l'idea di ogni parola della poesia. Lo chiarisce lo stesso Girolamo Dalla Casa: "nella diminuzione gli strumenti devono suonare in maniera articolata, imitando la voce".
Ed anche Francesco Rognoni: «Avertimenti a cantanti: Sendo che la vaghezza del canto principalmente consiste nell'esprimere bene e distintemente la parola che si canta, ho perciò voluto in questo luogo a cantanti desiderosi di seguir le pedate [i passi] degli elletti e periti ricordarlo; perciò che non essendo altro la voce articolato che l'instrumento d'esplicare il concetto dell'anima che la parola, vedano loro sii in maggior consideratione l'instrumento con che si fa una cosa o pure l'istessa cosa che si fa e a nostro proposito se più s'abbia far sentire la voce con che si canta la parola che l'istessa parola che si canta».

a cura di Nanneke Schaap (dal cd Symphonia SY 00176 "Francesco & Riccardo ROGNONI - Selva de Varij Passaggi, 1620")

1 commento:

cecilia rabà ha detto...

Carissimo Heinrich,
grazie per le tue perle settimanali.

Peccato solo che tu non posti più spesso.

Cecilia