Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

sabato, settembre 12, 2015

Giovanni Allevi: "New classic", fra Berio e il pop... (?!!)

Giovanni Allevi (1969)
Ha unito il pubblico, ma non la critica; convinto famiglie intere, ma non sempre i colleghi. Tuttavia può accadere che un pianista come Andrea Bacchetti, interprete bachiano per eccellenza, esegua nei suoi recital alcuni brani di Giovanni Allevi, autore di successo (750.000 copie di dischi vendute) di una musica definita da Piero Rattalino "new classic". L'u1timo suo CD dal titolo "Love" (Bizart/Sony Music) segue la linea dei lavori precedenti - centrati nella tonalità e mossi nella melodia - ma con un aggiusto più evidente alle armonie rinascimentali, ai contrappunti barocchi, questa volta anche agli accordi blues e alle sfumature progressive per approdare ad un "corale rock".
Un diario di viaggio, questo CD, che affronta "l'amore in tutte le sue forme, nessuna esclusa senza giudicare", come scrive nelle note Allevi. Dunque amore romantico, quotidiano, fisico, della famiglia, per le cose semplici. Amore che conduce a1l'estasi, complesso ma anche "cosrnico desiderio di libertà". Quello che sogna da quando la NASA gli ha dedicate un asteroide: 11l561 GiovanniAllevi 2002 Ah3. Insornma, un disco che é tipicamente alleviano e che rafforza nuovamente il fenomeno sociale di cui Giovanni è da anni protagonista; se l'arte è per tutti, é veramente arte? Allevi non cerca approvazioni accademiche e in questa intervista a MUSICA la sua presa di posizione chiarisce, definitivamente, ciò che è per lui la musica. Per affrontare, senza l'arroganza di volerlo risolvere, il cruccio tipico dell’artista: come esprimere se stesso, senza tradirsi, e arrivare a più persone possibili. E' la questione, sempre aperta, di chi crea in purezza e sente di voler cornunicare alle masse.
Sul problema, Allevi é deciso: "La mia musica é il frutto della mia spontaneità". Quella che nell’ultimo mese di marzo l’ha portato al Festival di Sanremo come pianista e compositore, ma anche come membro della commissione chiamata alla selezione delle canzoni: "Per l‘esattezza 478 - dice Allevi - ma in sede di discussione ero come un pesce fuor d’acqua perché amavo le soluzioni armoniche o le arditezze melodiche particolari, ma secondo il manuale del contrappunto. Nei giudizi ero sempre in minoranza".


Festival della canzone e musica pop: ma la musica che fa non è effettivamente pop?
Tra musica classica e pop c’è una differenza ed è meglio chiarirla Sono cresciuto nello strutturalismo del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, e di questo insegnamento sono tuttora convinto. La differenza tra i due generi non sta nella quantità di
pubblico, o nei dischi venduti, ma nell'architettura musicale. Il pop è identificato dalla forma-canzone, mentre la musica classica da forme più complesse. Io spesso utilizzo queste, come la forma-sonata. La musica "colta" è quella che non richiede una specifica cultura per essere recepita, prova ne è che anche i neonati ascoltano Mozart, bensì una competenza per essere scritta.
Dunque è possibile superare il problema dell'arte per tutti?
Con il minimalismo americano di Steve Reich e del primo Philip Glass, è arrivata la spallata alla dodecafonia. Dagli anni Novanta in poi, l’artista ha cercato di recuperare il rapporto con il pubblico perché si è reso conto che non vuole più abitare nei grandi templi (nelle torri d’avorio) ma arrivare al cuore delle persone. Io ho vissuto su di me lo stesso percorso: quando studiavo al Conservatorio ero un invasato della dodecafonia, ma già nel primo album "13 dita" nel 1997 (per l'etichetta di Jovanottj, ndr) dopo la Toccata in 10/16, rigorosamente seriale, torno alla tonalità. Quella di abbandonare le torri d’avorio è ormai un'esigenza collettiva espressa da grandi artisti di queste ultime generazioni: penso all'étoile Roberto Bolle ma anche alla scultrice Rabarama.
Alain Badiou dice che "Affinché una storia d’amore duri, è necessario reinventarsi": Allevi come lo fa?
Restando sempre bambino; vivendo quella bellezza e quelle sensazioni di quando lo ero. Picasso diceva "ci ho messo tutta una vita per imparare a disegnare come un bambino"; ecco, penso che in questa società dei consumi si sia perso l’animo selvaggio. Allora spero, in questo mio restare fanciullo, che la mia musica risulti
sempre fresca, nuova, diversa e vitale.
Viviamo in un'epoca, l'ha detto anche lei, dove pochi sono gli appigli. Un pianista e compositore può trovare un approdo in un altro musicista: un nome che la ispira?
Stavo preparando l’ottavo di pianoforte ed ad un certo punto un mio arnico mi infila un paio di cuffie e mi fa ascoltare l’"Electric Band" di Chick Corea; rimasi stordito dalla sua bellezza, Era come se la forza espressiva di Beethoven avesse incontrato i ritmi di oggi. Ne rimasi così colpito che di Corea attaccai anche un poster in camera. Inoltre, anche Corea ha sempre cercato il contatto con le grandi folle.
Avrei immaginato lei dicesse Keith Jarrett...
E' arrivato dopo, come scelta matura. Fu un insegnante di Conservatorio a consigliarmelo: c’era il Concerto di Colonia, anche se ho sempre pensato he il Concerto di Kyoto sia veramente inimitabile. Lì raggiunge vette straordinarie e ineguagliabili. Ne rimasi a tal punto folgorato che ad un concerto al Blue Note di Milano ne suonai intere parti.
"Love" è stato masterizzato agli Abbey Studios di Londra, dove incisero anche Beatles e Pink Floyd. A parte i nomi, il passato non la imbarazza?
Un compositore dovrebbe cercare di dimenticare il passato: Luciano Berio lo disse più volte durante le lezioni americane. Un compositore di oggi dovrebbe seguire il consiglio di Berio, perché, come egli sostiene, dietro a questa magniloquenza del passato si nasconde una frustrazione ideologica, e laddove c’è difesa del passato c'è un senso di inferiorità: il compositore deve scrivere musica nuova.
Magari affrontando un altro concetto filosofico, come lei è abituato a fare: il bello può essere semplice?
La semplicità spaventa. Poniamoci una domanda: per quale motivo nella Scuola di Darmstadt si doveva inseguire la complessità? Schönberg, nella scelta della via da seguire, rappresenta il peccato originale, perché dopo Puccini e Wagner non si sarebbe potuto andare oltre se non con la
rottura di questa "storia d’amore" in musica. Le voglio chiedere: perché nel Novecento ha avuto successo una musica cosi inascoltabile?
Me lo dica lei!
Un giorno un mio insegnante di composizione mi confidò che quella musica inascoltabile dava al compositore la "patente d’artista" e gli evitava di doversi confrontare con i grandi del passato. Scrivere una musica semplice dopo Mozart, o bella dopo Chopin o Ciaikovski implica coraggio. Dunque, la semplicità è complessità risolta, ed è tutt'altro che immediata e alla portata di tutti.
Cosa intende?
Un altro ricordo tra i corridoi del Conservatorio. Due professori si incontrano con vedute differenti sul Bel Danubio blu di Strauss. Ad uno quel brano non piaceva perché pensava fosse troppo semplice; l'altro ribatteva: "Se è osi semplice, perché non l'hai scritto tu?". Non dobbiamo avere paura della bellezza, ma insistere sull'intuizione divina, sull’ispirazione straordinaria di cui è fatta la musica.

E da qui si arriva al “New classic": lei compone offrendo all'ascoltatore non una nota in più di quella che potrebbe sostenere il proprio orecchio. Intende andare allo scheletro della musica?
"New classic" è una definizione che approvo: rimanda alla classicità, il mondo nel quale sono cresciuto con il mio discorso evolutivo (non rivoluzionario), prendendo dal passato soprattutto la forma, mentre "new" rimarca la necessità di vivere il presente. D'altronde sono un hegeliano convinto, perché credo che il presente sia migliore del passato.
"Love" aiuta forse a chiarire questo concetto: un messaggio di fiducia al mondo?
"Love" rappresenta una mia esigenza personale, che corrisponde ad una esigenza collettiva. Ho deciso di
mettermi in gioco, perché penso di aver vissuto abbastanza per permettermi di pronunciare una parola così impegnata senza scadere nella banalità. Sarebbe meglio partire da un assunto importante: dobbiamo riconoscere lo stupore nell'altro. E' un messaggio che ho inviato a più di 10 milioni di telespettatori da Sanremo. Avrei potuto accontentarmi di un " Buon San Valentino a tutti!", e invece ho parlato di una società nella quale l’odio sembra prendere il sopravvento. Ma gli uomini non hanno la verità in tasca: dobbiamo abbandonare pregiudizi e sovrastrutture per amare l’a1tro nelle sue differenze.
Per evitare le banalità parliamone: qual è il brano che preferisce di "Love" e quello che vorrebbe registrare nuovamente?
Dopo aver inciso il CD si parte per un lungo tour durante il quale eseguo circa 30 volte tutti i brani. Chiuso il tour, è possibile che io abbia un approccio interpretativo diverso da quello iniziale, fino a voler registrare tutto di nuovo. Soprattutto su quel Bösendorfer: ricostruito per l’occasione, con una meccanica modificata e una sala creata da un fisico-acustico-pianista per ottenere una ripresa microfonica naturale.
E il brano che ama di più?
“The Other Side Of Me"; qui ci sono le mie due anime, quella intricata e contrappuntistica che rappresenta il giocatore di scacchi che avrei voluto essere e quella più estroversa. Un gioco di cadenze rinascimentali con le quali chiudo una parte e ne faccio cominciare subito un’altra.
La musica salverà il mondo?
Credo nell’etica e nell’estetica. Il mio lavoro mi dona fortune immense, come quella di poter passeggiare completamente solo nei Musei Vaticani tra opere di Leonardo, Caravaggio, Picasso. In quel luogo, se avessi voluto buttare a terra una carta appallottolata, non ce l’avrei fatta perché la bellezza ti inonda. Allora penso che la musica possa renderci migliori e, di conseguenza, uomini migliori possono fare del mondo un posto più bello.
 
di Davide Ielmini ("Musica", n.264, marzo 2015)
 

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Desolante...

Alessandro D'Angelantonio ha detto...

Bellissima intervista complimenti!!! :D