Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

sabato, luglio 30, 2011

Gustav Mahler a Roma


Gustav Mahler si recò a Roma in due occasioni: nel 1907 e nel 1910. Alma Mahler, col suo solito stile, riporta così quelle due discese in Italia.
Roma, 25 marzo 1907 - ore 16.00
Santa Cecilia, Sala Accademica di via dei Greci

  • Beethoven: Symphonie Nr. 3
  • Wagner: Vorspiel und Liebestod aus "Tristan und Isolde"
  • Wagner: Vorspiel zu "Die Meistersinger"
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Roma, 1 aprile 1907 - ore 16.00
Santa Cecilia, Sala Accademica di via dei Greci

  • Weber: Ouvertüre zu "Der Freischütz"
  • Mahler: Symphonie Nr. 5, Adagietto
  • Tschaikowsky: Romeo und Julia, Fantasie-Ouvertüre
  • Beethoven: Symphonie Nr. 7
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Roma, 28 aprile 1910 - ore 21.00
Santa Cecilia, Augusteo

  • Bach-Mahler: Orchestersuite
  • Strauss: Till Eulenspiegels lustige Streiche
  • Wagner: Siegfried-Idyll
  • Wagner: Vorspiel zu "Tannhäuser"
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Roma, 1 maggio 1910 - ore 17.00Santa Cecilia, Augusteo
  • Tschaikowsky: Symphonie Nr. 6
  • Wagner: Vorspiel zu "Die Meistersinger"
  • Wagner: Siegfried-Idyll
  • Beethoven: Leonore III, (Ouvertüre)
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1907
(...) Da quel momento Montenuovo si mostrò mal, disposto e irritato verso Mahler e aspettava la prima occasione propizia per licenziarlo. E questa si presentò! Mahler aveva l'abitudine di segnare nella grande agenda dell'Opera anche i suoi impegni personali. E cosi nella rubrica «dopo Pasqua» scrisse imprudentemente: Roma, tre concerti. Ma il permesso era valido solo per le vacanze di Pasqua e Mahler voleva chiedere da Roma un piccolo prolungamento del permesso (per il terzo concerto). Senonché qualche impiegato della segreteria che voleva danneggiarlo portò direttamente l'agenda al principe, che chiamò Mahler, e prese a rimproverarlo perché, con tutti i permessi che si prendeva, gli incassi diminuivano. Mahler gli poté portare immediatamente le prove contrarie, ma la conversazione si inasprì a tal punto che convennero, tutti e due, di prender in esame l'eventualità delle dimissioni di Mahler. E così partimmo per Roma! In parte felici di esser finalmente liberi e svincolati dall'Opera, in parte preoccupati per il futuro immerso nel buio. Perché, anche se i debiti erano stati pagati, non avevamo messo nulla da parte, e Mahler era molto stanco. A Roma non ne parlammo con nessuno.
Partimmo per Roma il martedi 19 marzo. Al Semmering prima panne. Il treno rimase fermo sulla linea. Scesi dal letto, come pure tutti gli altri viaggiatori, ci fu una certa agitazione perché il treno si era fermato con uno scossone improvviso, Mahler, invece, felice di poter finalmente dormire ora che il treno non scuoteva più, ordinò di esser lasciato in pace e non si interessò per nulla al guasto della macchina. Così dormì tre ore mentre tutti gli altri ,si agitavano. Ma come sempre, anche questa volta il suo disinteressamento per i lati pratici della vita si ritorse contro di lui. Tra Bologna e Roma ci fu il secondo guasto alla macchina e alle porte di Roma il terzo. Perdemmo la coincidenza della nostra vettura-letto, molto denaro e tutte le valigie, che erano rimaste chissà dove. Dovemmo andare in giro per intere settimane con biancheria comperata in tutta fretta. Mahler che era abituato a portare solo camicie morbide e fini, dovette cacciarsi in una camicia inamidata e convenimmo tutti e due che faceva la figura di un cresimando.
Il lato tragico dell'avventura comica era che nei bagagli perduti erano rimasti chissà dove tutti i materiali d'orchestra e Mahler dovette dirigere quel che trovò casualmente a disposizione a Roma.
Lo storico Spiro che conosceva «per nome» ogni pietra del Foro Romano, ci fece da guida. Così, tra una prova e l'altra, passammo ore stupende. Più di tutto piaceva a Mahler uscire in carrozza sulla Via Appia.
Potei constatare, ancora una volta, che Mahler vedeva ogni cosa dal punto di vista storico-letterario piuttosto che dal lato naturale, vero e diretto.
Per il primo concerto, per cui c'era una straordinaria aspettativa, Mahler dovette prendere in prestito un frac. Questo frac era stato confezionato per un uomo alto e Mahler vi si perdeva dentro come un bambino nella vestaglia del nonno. Il proprietario tedesco della pensione in cui eravamo scesi (perché era a buon prezzo) gli offerse il suo frac. Ma vi era cucita, proprio davanti, sul petto, un'enorme stella (distintivo di una società di ginnastica) com'è uso dei buoni tedeschi di Colonia, stella che avrebbe fatto un effetto un po' strano sul podio. Fu difficile persuadere il proprietario che quel distintivo rendeva impossibile l'uso del frac e se ne andò offeso. Allora mi diedi da fare intorno al frac lungo. Feci delle pieghe ai calzoni e alle maniche per accorciarli e volevo ricucire lo spacco che rimaneva completamente aperto (non voglio precisare dove) ma Mahler non me lo permise. Allora appuntai lo spacco dall'interno con una grande spilla d'oro, non avendo a mano un altro spillo. Raccomandai a Mabler di non toccarla prima del concerto. Mi precedette, gome al solito, per vedere se tutto era in ordine, il materiale, l'orchestra, la disposizione dei posti, ecc., e io arrivai quando il concerto stava per cominciare, ma in tempo per evitare una terribile brutta figura: la spilla si era spostata ed era visibilissima. Rimesso in ordine, Mahler salì sul podio ridendo.
La regina Margherita era in un palco e vi fece venire Mahler durante l'intervallo. Scherzando si offerse di aiutarlo a trovare i bagagli, ma né lei, né l'organizzatore conte di San Martino, nè l'ambasciatore austriaco conte Lützow, nè nessun altro potè esserci d'aiuto. (...)

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1910
(...) Da Parigi questa volta ci recammo a Roma. Vi trovammo il nostro amico Mengelberg che aveva già terminato i suoi concerti ed era rimasto a Roma solo per poter passare qualche giorno con Mahler. Questo buon amico fu la, causa, del tutto involontaria, di un incidente spiacevole.
Avvertì Mahler di esser molto severo con l'orchestra, perché questa volta si trattava di un complesso raccogliticcio e indisciplinato, che poteva venir strappato dal suo letargo solo con la severità, anzi con le minacce e gli insulti; ma non aveva fatto i conti con le maniere di Mahler già di per sé non troppo delicate. Mahler non se lo fece dire due volte. Col vocabolario alla mano si mise a ingiuriare l'orchestra, a dir il vero, pessima. (La buona orchestra che Mengelberg aveva diretto nei suoi concerti precedenti era già in permesso e in tournée per l'America, data la stagione avanzata.) Alle parole di Mahler che egli non sapeva se si trattasse di «stupidità» o di «indolenza» alcuni orchestrali si alzarono e abbandonarono la sala delle prove. Mahler potè portare in fondo il concerto, solo a fatica, perché tutta l'orchestra faceva resistenza passiva. Perciò anche il successo fu modesto e subito dopo il primo concerto, Mahher disdisse il secondo. Tornammo a Vienna di malumore e trovammo che l'incidente, completamente travisato, era stato riportato da tutti i giornali e correva su tutte le bocche.

Alma Mahler (da "Gustav Mahler. Ricordi e lettere", Il Saggiatore, 1976)
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Fra i direttori d'orchestra che oggi si distinguono nella loro arte, Gustavo Mahler riesce ad attrarre una speciale attenzione tanto è originale la sua figura prettamente tedesca che sembra balzar fuori tagliente e caratteristica da una novella d'Hoffmann. Egli rivela subito un temperamento artistico e vibrante di musica, educato e nutrito di quanto v'è di più strettamente nazionale, tutto chiuso nella sua Germania resa attraverso la sua espressione fisica e morale un mondo di tradizioni passate e quasi una meraviglia di trovarsi lungi dai tempi in cui l'arte della sua patria effondeva in una meravigliosa fioritura musicale l'essenza rigogliosa di nuovi ideali e di nuove forme ancor oggi eloquenti per la loro intima e naturale robustezza.
Mahler ha ricercato nella musica sinfonica da lui composta, di non lasciare sfuggire il magico spirito che da Bach fino a Schumann e Wagner ha sviluppato e reso gigante l'arte tedesca, egli lo vuol rendere a qualunque costo suo prigioniero, ma l'età d'oro è già passata e lo spirito sembra più che mai riluttante a concedere i suoi doni misteriosi.
Eppure Gustavo Mahler non può ristare dallo sperimentare in prove sempre più ardue le sue forze in questa lotta disuguale, ed egli sembra ricercare e scrutare con avidità nervosa le pagine musicali dei maestri passati e moderni con l'incontentabilità di chi non è mai soddisfatto.
Così le sue interpretazioni assumono un aspetto singolarissimo e interessante perchè egli fa seguire or l'entusiastica fiducia, or il sensibile abbandono che gli suggerisce il vario svolgimento della musica ch'egli va interpretando.
Ieri egli eseguì una Suite di Bach capricciosamente composta da due tempi della suite in si min. e da due altri di quella in re magg. dello stesso Bach. Pur non approvando affatto questa arbitraria fusione di elementi diversi sotto uno stesso titolo, bisogna riconoscere che l'esecuzione è stata molto interessante. Il Mahler ha interpretato in modo speciale i quattro tempi riuscendo ad esprimere con soli balzanti e vividi quella parte gioviale, serena e fulgida come un'alba coronata dalla pompa di nuvole rosee; che Bach sapeva leggiadramente spandere nei suoi tocchi di titano in riposo.
L'Ouverture, il Rondeau della Suite in si min. furono espresse con tale spirito gaio, l'Aria della suite in re magg. fu resa con profondo e largo sentimento, un po' sconvolta in fine la Gavotte.
Alla Suite di Bach, il pezzo meglio riuscito del concerto e apprezzato singolarmente dal pubblico, fece seguito il Till Eulenspiegel di Riccardo Strauss. Il breve poema, esuberante di grottesca ispirazione, fu come inciso e disegnato dalla bacchetta di Mahler. Il caparbio eroe popolare, che attraverso l'immagine musicale dello Strauss si contorce, ride, schiamazza e attraverso i flauti e i violini turba la gravità degli accordi severi che lo rimbrottano, l'inseguono in tutta la gamma delle note basse, risultò in più luoghi con molta evidenza. Fra il colore un po' grave dell'esecuzione, il bizzarro omuncolo pareva ridere e sgambettare con maggiore ironia, e se l'interpretazione del Mahler non suscita un entusiasmo soverchio, pur lascia un ricordo molto vivo attraverso la sua personalità.
Il Siegfried Idyll, la soave composizione di Wagner, che attraversa in un limpido ricordo l'intima poesia della sua vasta opera, non si librò sempre su ali di piume, e non rese perfettamente il carattere poetico della composizione, ma nell'insieme sortì un buon effetto. Infine il preludio del Tannhauser mise termine al concerto procurando i migliori applausi al maestro direttore Mahler, uno dei musicisti che con passione e serietà coltivano la loro arte.
 
articolo di Giorgio Barini "Gustavo Mahler al Corea" (La Tribuna, 28 aprile 1910)

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