Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

sabato, novembre 17, 2012

Arturo Benedetti Michelangeli: il genio plagiato

Arturo Benedetti Michelangeli
(1920-1995)
Nel secondo anniversario della morte, la vedova rompe il silenzio.

Avevano la stessa età. Lo vide la prima volta seduta in una poltrona di platea del salone Pietro da Cemmo di Brescia, dove era andata ad assistere al saggio di fine anno degli allievi dell'Istituto musicale Venturi. Quando lui entrò - un ragazzino che senza guardare nessuno attraversò il palcoscenico, si sistemò sullo sgabello e iniziò a suonare il pianoforte -, lei, per quei sentimenti assoluti di cui sono capaci forse soltanto i bambini, decise che da grande lo avrebbe sposato. Era il marzo 1927, avevano sette anni: Giuliana Guidetti e Arturo Benedetti Michelangeli celebrarono le loro nozze nel settembre 1943.
«Ricordati: qualunque cosa succeda, sarà per sempre», disse Ciro. Non aveva perduto il soprannome affibbiatogli da ragazzo, per via di quei riccioli che gli rimanevano sempre dritti sulla testa, come a Cirillino, il personaggio del Corriere dei piccoli.
Nel 1972, due anni dopo l'entrata in vigore della legge Baslini-Fortuna, gli scrisse che non si sarebbe opposta ad una richiesta di divorzio. Lui le fece recapitare un'edizione dei Vangeli e un'antologia di preghiere di pensatori dei primi secoli del Cristianesimo. Titolo: Chiamati per la vita. C'era anche una dedica: «Ti piaceranno moltissimo».
Sono questi ricordi, ora - due anni dopo la morte del maestro - a darle forza, perché la memoria del marito non venga violata, perché non le sia negato quanto sente spettargli. Intende essere lei a conservare l'eredità: quella artistica, quella materiale. Giuliana Guidetti si è affidata a degli avvocati: ha già ottenuto di poter disporre dell'ultimo pianoforte di Ciro (continua a chiamarlo così), ha chiesto il sequestro di dischi che ritiene non autorizzati dal maestro.
«Voleva la pena di morte per i pirati del disco: nella sua generosità era capace di rabbie assolute. Non voglio più ascoltare atrocità come la registrazione del suo ultimo concerto, il 7 maggio '93 ad Amburgo. Hanno detto che un amatore ha "rubato" quei suoni: vorrei conoscerlo, questo amatore! Qualcuno ha aggiunto che stava così bene, era talmente felice che perfino cantava durante l'esecuzione: chiunque ascolti bene, chiunque lo conosca, sentirà che sono respiri soffocati, spasimi di un artista che soffre. Quel disco doveva semmai restare una reliquia, lo hanno offerto impudicamente al pubblico. Deturpare così il suo Debussy: «lui restava ore a provare un accordo di Images, nella nostra casa di Brescia, e la gente sotto, per strada, ad ascoltare, in silenzio».
E' legittimo violare il lascito di un artista che, con rara tenacia, ha dedicato la sua vita a lavorare sulla qualità del suono? Un disco rubato è come un quadro falso, non si può chiedere all'autore di firmarlo. «Esistono - ha detto Maurizio Pollini parlando di Michelangeli - delle regioni trascendentali della tecnica che confinano con la poesia. Lui le ha raggiunte». Soltanto questa eredità voleva lasciare di sé.
Ricordare, ammettere che altre persone, non lei, sono state vicine al maestro negli ultimi anni, costa dolore, ma il racconto di Giuliana Guidetti non si ferma: «Questa violenza, che non sono riuscita a impedire in vita, è il mio rimorso più grande... Quante falsità. Ciro lo diceva sempre: non aspettarti fedeltà da me, ma lealtà sì, sempre. Altri non sono stati leali con lui».
Un sospetto la angoscia: che la volontà del maestro sia stata plagiata, approfittando delle sue sofferenze.
«Nessuno le ha mai raccontate: undici operazioni subite, un focolaio di tubercolosi che scoppia nel 1956, prima di un concerto a Stoccolma, e il tisiologo che allarga le braccia: "Signora, come faccio a dirle che dovrebbe chiuderlo in un sanatorio?". Suonare costa fatica: "Un quintale da portare sulle spalle", diceva lui. Sudava e il medico gli consigliò di indossare dei maglioni di lana leggerissima che assorbono il sudore: ecco il motivo dei suoi famosi dolce-vita. E il fazzoletto lo voleva nero, perché su un fazzoletto bianco si sarebbe visto l'alone del sudore. Questa è la ragione di tanti concerti annullati: le sofferenze, non i capricci di un divo. Ma ha suonato sempre, quando ha potuto».
Quante leggende a buon mercato vuole demolire, in fretta perché sente stringersi il cerchio del tempo.
«Tutti parlano bene di lui, ora. Ma ci sono state critiche feroci. Nel 1951 Beniamino Dal Fabbro scrisse che era "un pianista alla moda, arido nel suo tecnicismo, vanesio nel costume, irrilevante o futile nell'interpretazione, un pianista per le dame". E Piero Rattalino gli rimproverò le sue "interpretazioni al quadrato": sempre gli stessi autori, senza fantasia. Almeno, lui ha fatto autocritica. "La cima è una per tutti, ma non tutti devono scalare la stessa cima", diceva Ciro. Suonava tutto, ma in pubblico soltanto i brani dove sapeva di poter eccellere».
Sedici giugno 1980, un concerto a Brescia: Michelangeli, si disse allora, forse tornerà in Italia...
«Ricorda quella frase del ministro Rognoni? "Credo che Michelangeli abbia dei problemi con il fisco". Aveva appena suonato per beneficenza e in memoria di papa Montini, per la grande amicizia che lo legava a quella famiglia. Chiese una smentita ufficiale al quotidiano milanese che aveva pubblicato quella battuta: non arrivò mai. E' un Paese serio, questo? Era il suo primo concerto italiano dal 1968, quando subì il sequestro cautelativo dei beni. Accusato di un fallimento che non c'è mai stato, perché la famiglia bolognese che aveva contratto dei debiti ha onorato gli impegni fino all'ultima lira. Non ha più suonato, ma è rimasto sempre residente in Italia, a Bolzano. Fino all'ultimo».
La sua amata montagna, le due baite di Rabbi, il paese della Val di Sole, nel basso Trentino. Vendute alle fine del 1992, per una cifra non irrilevante: ma il maestro, si è sempre detto, è morto in povertà, dopo essersi spogliato anche della casa di Pura, in Svizzera. Qualcuno - il ridicolo è sempre in agguato - ha osato un confronto con San Francesco.
Ora, ogni parola le costa dolore e mentre racconta si sforza di vedere quanto dice, perché lei non c'era quel 9 novembre 1992. Altri occhi fidati hanno visto e le hanno raccontato: «Il giorno del trasloco da Rabbi aveva il crepacuore e gridò: "Vai via, fuori dai piedi, o metto in moto la macchina e ti schiaccio", contro una signora, la sua ultima segretaria, che gli stava facendo fretta. Lui non voleva andarsene, ma hanno tolto tutto, fatto sparire anche il baule dei nostri ricordi, che Ciro aveva sempre tenuto con sé».
Perché al dentista che era andato a visitarlo a Pura sono stati sequestrati i rullini delle foto che aveva scattato? Perché il cardiologo Umberto Rabagliati le disse, il 12 giugno 1996, a un anno dalla scomparsa: «Lei non immagina quanto lo hanno fatto soffrire»? Perché a Isacco Rinaldi, l'allievo amato come il figlio mai potuto avere, indicando il giardino, il maestro rivelò: «Adesso mi farò costruire un rifugio sopra quei castagni, perché qui mi hanno buttato fuori di casa»?
Continuare è straziante. Se recita, la signora è una splendida attrice. «Diceva: "Una vita basta a mala pena per fare bene una cosa sola". Era il suo modo di distinguersi, la sua fragilità meravigliosa. Era quel suo sorriso veloce, che sembrava voler sfuggire a se stesso, dileguarsi già mentre appariva, era il suo pudore nobilissimo».

Sandro Cappelletto ("La Stampa", 12 giugno 1997)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Michelangeli ti amo ti adoro ti venero e ti ammiro come Dio sceso in terra. Mi sarebbe piaciuto suonare come te ma è impossibile visto che di Michelangeli c'è ne è uno e tutti gli altri son nessuno. Sei stato benedetto dall'Arcangelo Michele e come te nessuno mai. Non esisterà mai più nella storia dell'umanità un pianista come te. Spero di incontrarti nell'al di là e magari suonare insieme a te delle musiche paradisiache. Per fare questo sarei felice di morire anche domani. Proteggimi e prega per me dall'altra dimensione. Grazie.
Un tuo grandissimo ammiratore ed aspirante pianista!

Yo Shi ha detto...

Discorso assai complesso. Il Maestro non era fisicamente, né psicologicamente invalido, neppure in quegli anni.

Cosa vuol dire "plagiato" e "quanto lo hanno fatto soffrire"? I plagiati non soffrono, ubbidiscono proprio perché non in grado di soffrire (affrontando i loro oppressori ci sarebbe uno scontro); viceversa chi soffre a farsi soggiogare non è plagiabile.

La signora moglie, inoltre, non è immune né da vere e proprie menzogne, né sconosce l'arte dell'astuzia comunicativa.

Tutto resta un mistero, perché nessuno dice la verità. Però, ad esempio, perché definire ridicola la sottolineatura fatta da qualcuno che Michelangleli fosse attratto dal Francescanesimo, e dalla virtù della semplicità di San Francesco?
Mi sembra una cosa evidentemente vera.

I rullini chi li ha, o avrebbe, sequestrati?
Troppe omissioni, per un accusa credibile (ma, purtroppo, non si può nemmeno avere la certezza della non credibilità dell'accusa stessa).

Anonimo ha detto...

Michelangeli ti amo

Anonimo ha detto...

Sei l'unico che posso veramente amare