![]() |
| Siegfried Wagner e la madre Cosima |
Unico fu il destino di Richard Wagner, che fondò una «grande famiglia» con le caratteristiche di una dinastia regnante; una residenza, Wahnfried, come reggia, il Festspielhaus come tempio per celebrazioni e consacrazioni, una ramificata linea di principi del sangue, cadetti e collaterali, eredi presuntivi al trono, problemi di successione. Che la stessa Cosima, dopo il 1883, si comportasse con naturalezza come una regina vedova, è testimoniato dalle lettere che ella scriveva all'imperatore Guglielmo II o a re Ludwig II di Baviera, o, durante la prima guerra mondiale, al principe Ernst zu Hohenlohe-Langenburg cui ella suggeriva consigli tattici e strategici per il maresciallo Hindenburg. Il carattere di regalità fu arricchito dal confluire nei Wagner di un altro ramo di alta nobiltà artistica, quello di Liszt.
Ma nell'intrico dei rami collaterali, i Thode, i Chamberlain, i Bülow, i Gravina, i Lafferentz, i Beidler, i Jeanson, il ceppo primario siincarnò nella discendenza maschile di Richard Wagner: il figlio Siegfried. Su questa figura appartata, malinconica, e tuttavia di forte carattere e di talento sicuramente ereditato e filtrato, il tempo ha disteso un'ombra.
Siegfried Helferich Richard Wagner nacque nella casa di Tribschen, un'isoletta del lago di Lucerna assai vicina alla città, il 6 giugno 1869. Il primo nome onora l'eroe del Ring des Nibelungen. Il secondo fu invenzione paterna, in stile epico. Richard Wagner coniò «Helferich» dal suffisso di «Alberich», il tetro nibelungo, e dalla radice di helfen, «aiutare», «soccorrere»: un Alberich rovesciato, di segno affermativo, solare. Siegfried nacque figlio naturale: sua madre Cosima, nata da Franz Liszt e dalla contessa Marie d'Agoult, era ancora legalmente sposata con Hans von Bülow. Il bambino fu legittimato dal matrimonio tra i genitori, avvenuto il 25 agosto 1870, e per celebrare l'evento Richard Wagner compose il Siegfried-Idyll, ultimato il 4 dicembre ed eseguito da una piccola orchestra il 25 dicembre di quell'anno nella casa di Tribschen, come dono di Natale per Cosima. Orfano del padre a quattordici anni, Siegfried fu oggetto dell'angoscioso e possessivo amore materno. Cosima invitò le figlie Daniela (1860-1940) e Blandine von Bülow (1863-1941), e Isolde (1865-1919) ed Eva (1867-1942), entrambe nate illegittime da Richard Wagner, a «vivere per Siegfried» (lettera a Daniela, 10-11 aprile 1883). E all'adolescente iperprotetto: «Ah, Siegfried mio, pace del mio cuore, vittoria d'amore!» (5 agosto 1883). Lo immaginava cagionevole, e il 27 settembre 1885 scrisse a Ludwig II di Baviera: «Dopo lunga e pericolosissima malattia, Siegfried si è ripreso, e può frequentare di nuovo il ginnasio. Non ho preso a cuor leggero la decisione di consentirgli di rientrare in una scuola in cui si trova così poco di vivo e in cui il senso della grandezza è più appiattito che rafforzato. D'altra parte ho ritenuto importante il contatto con ragazzi della sua età, e ho cercato un contrappeso adeguato alla sua giovinezza rispetto alla severità che regna a Wahnfried».
Siegfried studiò privatamente letteratura e musica sotto la guida dell'affascinante barone Heinrich von Stein (1857-1887), fedele wagneriano, discepolo del filosofo Eugen Dühring e amico della wagneriana «socialista» Malwida von Meysenbug (1816-1903). Stein ispirò a Siegfried atteggiamenti di nobile dignità, e l'8 settembre 1886, scrivendo al direttore d'orchestra Hermann Levi (1839-1900), Cosima citava con orgoglio una frase del figlio diciassettenne: «Un aristocratico non si volta a guardare dietro a sé». Il ragazzo compì gli studi medi a Francoforte sul Meno; là s'iscrisse al Conservatorio, cui aveva dato prestigio il precedente direttore Joachim Raff (1822-1882), e per volontà di Cosima approfondì gli studi musicali con Engelbert Humperdinck (1854-1921). Nel 1892 fece un viaggio in India e in Cina. S'interessò di architettura: frequentò il Politecnico di Berlino e l'Università di Karlsruhe, e qui subì l'influenza di due grandi direttori d'orchestra, Felix Mottl (1856-1911) e Hans Richter (1843-1916). Ritornò alla musica, cominciando a comporre soprattutto per il teatro e scrivendo da sé i libretti d'opera, secondo l'esempio del padre. Ma non ebbe successo come compositore. La renitenza dei teatri d'opera a mettere in scena lavori di Siegfried era in parte un'istintiva reazione all'insistenza di sua madre, che tempestava i maggiori direttori artistici con richieste in tal senso: così fece con Gustav Mahler, direttore ad Amburgo e poi a Vienna.
Dal 1894, Siegfried fu aiuto direttore al festival di Bayreuth, e nel 1896 diresse per la prima volta il Ring. In quell`occasione Richard Strauss, in una lettera alla moglie Pauline (19 agosto 1896), giudicò «miserande» le qualità direttoriali di Siegfried, e definì Bayreuth «il porcile dei porcini». È probabile che il drastico giudizio fosse dovuto a irritazione personale: dal 1894, Siegfried non aveva più scritturato Pauline Strauss come cantante a Bayreuth. Dal canto suo, Siegfried diradò la sua presenza come direttore, e optò per la regia teatrale, con maggior fortuna: esordì nel 1901 con Der fliegender Holländer. Cosima era sempre protettiva e invadente, e in assenza del figlio frugava nella sua privacy, scrivendogli, l'11 marzo 1902: «Cuore mio, ieri mi sono tuffata fra le tue cose! M'hanno accolta nella tua stanza da letto tante care scatolette, polvere di Dover, chinino, ecc.». Nel 1906 l'ormai trentasettenne Siegfried assunse la direzione generale del festival. Cosima si lamentava ancora dell'indifferenza verso le composizioni di lui. Scrivendo al letterato Wolfgang Golther (13 marzo 1906) a proposito del programma di un concerto eseguito a Monaco, notò amaramente: «Credo che accanto a Max von Schillings e a Richard Strauss, e tra suo padre e suo nonno, Siegfried Wagner avrebbe potuto fare la sua figura!».
Cosima a parte, esisteva un drappello di estimatori non tanto di Siegfried regista, ormai apprezzato da direttori come Arturo Toscanini, quanto del trascurato compositore. Agguerrito fu Carl Friedrich von Glasenapp (1847-1915), rinomato musicografo nato a Riga, dove Richard Wagner si era fatto le ossa al mestiere teatrale. Glasenapp, autore della prima importante monografia su Siegfried (1906), preceduta soltanto, su questo tema, dall'esile e superficiale libro di Ludwig Karpath (1866-1936), negò che Siegfried fosse un «epiono» o un «Wagnerianer der alten Schule», e affermò: «Già oggi, con i lavori finora prodotti, Siegfried Wagner mostra di essere l'uomo destinato a compiere l`opera affidatagli da suo padre». Tuttavia, scriveva Glasenapp, Siegfried indicava nuove vie all'arte, e la sua funzione era di essere non «il figlio di Wagner», ma se stesso. Opinione lodevole per la sua generosità difensiva, ma incline all'enfasi generica, e prigioniera del pregiudizio storicistico, allora inevitabile in Germania, secondo cui ciò che conta è la «direzione storica» presa da un linguaggio artistico. Invano cercheremmo nel libro di Glasenapp l'unico enunciato interessante: se la musica di Siegfried sia bella o brutta. Crediamo che avrebbe avuto ragione se avesse inclinato verso la prima ipotesi.
Nel 1915, Siegfried sposò la diciottenne Winifred Williams (nata a Hastings nel Sussex il 23 giugno 1897), che, rimasta orfana di entrambi i genitori, era stata adottata dal pianista Karl Klindworth (1830-1916), e che più tardi avrebbe clamorosamente abbracciato le idee del nazismo. Il primo figlio fu Wieland (1917-1966), seguito dalla sorella Friedeling (nata nel 1918). Poi vennero Wolfgang (nato nel 1919) e Verena (nata nel 1920). La morte della novantaduenne Cosima, avvenuta a Bayreuth il 1° aprile 1930, precedette di poco la scomparsa del sessantunenne Siegfried, morto in quella città il 4 agosto dello stesso anno. Wieland fu un grande regista d'opera: dopo la seconda guerra mondiale, ricostituì pezzo per pezzo l'attività del festival secondo nuove concezioni. Dopo la sua morte, gli subentrò il fratello Wolfgang, attuale direttore del festival. La longeva, autoritaria e sconcertante Winifred è morta a
Uberlingen il 5 marzo 1980.
Più che le molte opere per il teatro, sono motivo di forte interesse le partiture sinfoniche di Siegfried. Glück è una composizione ricca timbricamente, tutta atmosfere cangianti, passionale. In forma di tema con variazioni, allude alla lotta tra l'uomo e la dea fortuna. Le è stata rimproverata una scrittura lineare, non sufficientemente polifonica, e un carattere rapsodico, ma è certo che in essa si manifesta uno straordinario mestiere e una superlativa conoscenza dell'orchestra. Sehnsucht, ispirato all'omonima poesia di Friedrich Schiller («Ach, aus dieses Thales Gründen»), è un poema sinfonico costruito su brevi motivi della linea prevalentemente cromatica, con armonie inclini a forti dissonanze, transizioni, uso di rapporti enarmonici. Nell'orchestra ha molto peso l'impiego dei quattro corni in fa, trattati con assoluta competenza dall'autore, che aveva sviluppato, lungo la sua educazione musicale, un talento di eccellente cornista. Alcuni temi di Sehnsucht furono utilizzati da Siegfried nella sua terza opera teatrale, Der Kobold, che egli prediligeva fra tutte. Tale è il motivo dei flauti, subito ripreso dai clarinetti, che appare al principio di Sehnsucht. La melodia successiva è tratta dal Lied Frühlingsblick, composto tre anni prima di Sehnsucht su una poesia di Nikolaus Lenau. Nella partitura appaiono elementi di linguaggio rintracciabili in alcuni celebre poemi sinfonici di Richard Strauss, come Don Juan e Tod und Verklärung, e questa similarità rientra nel problema generale dei rapporti tra Strauss e il figlio di Wagner, rapporti ufficialmente corretti, talora persino caldi e cordiali, ma in realtà difficili, poiché la personalità di Siegfried dovette continuamente misurarsi non tanto con la memoria del padre quanto con la presenza del grande e fortunato artista monacense. Quasi coetaneo di Siegfried, Strauss rappresentò per il malinconico e sfortunato erede di Bayreuth un inevitabile riferimento e insieme un'ombra imbarazzante.
Lo scherzo Und wenn die Welt voll Teufel wär evoca un brulichìo di demoni, coboldi, elfi maligni, che un formidabile pugno sferrato da un essere gigantesco spazza via. La composizione è del 1922, ed è strano che nessuno abbia finora notato come il titolo e l'idea stessa risalgano a due versi goethiani citati da Cosima in una lettera di trentadue anni prima a Richard Strauss (7 gennaio 1890): «Und Wenn die Welt voll Teufel Wär / ich wollte nicht verzagen» («e se anche il mondo fosse pieno di demoni / io non mi scoraggerei»).
La Sinfonia in do maggiore (1925), la più importante fra le composizioni sinfoniche di Siegfried, presenta un singolare rapporto tonale tra i quattro tempi che, in ossequio alla tradizione, la costituiscono: il Moderato in do maggiore, il Lento in sol maggiore, l'Allegro in mi maggiore, il Mosso in do minore. Lowell Liebermann, cui si devono recenti e attente analisi delle partiture di Siegfried, nota una fondamentale contraddizione tra le struttura «brahmsiana» della sinfonia e la tendenza delle idee musicali ad incarnarsi in Leitmotive. L'orchestrazione è morbida, pastosa e variopinta; spicca anche qui la parte dei corni. In origine, Siegfried aveva incorporato nella sinfonia, come secondo tempo, l'ouverture dell'opera Der Friedensengel, ma nel 1927 la sostituì con l'attuale Lento.
Le opere teatrali furono il luogo deputato del pubblico fallimento di Siegfried, e della sua frustrazione. Ai malevoli, quelle trame sceniche, sempre puntigliosamente inventate dal compositore, piene di castelli medievali, incantesimi, feudatari e imperatori, apparvero obsolete, degne di un autore da filodrammatica. Ma la musica è di ottima fattura, ricca di sorprese, ed è iniquo dimenticarla. C'è sempre,
in ciascuna di quelle opere, un personaggio che concentra nelle proprie parole una tristezza rassegnata, ed è quasi una reiterata rappresentazione che Siegfried faceva di sé. L'intento scopre le sue carte in Sternengebot, dove l'eroe nobile e incompreso, destinato a rinunciare in silenzio, ha un nome che non consente dubbi: Helferich.
Quirino Principe
("Musica e Dossier", Anno III, Numero 15, Febbraio 1988)




