Cathy Berberian è nata in America da genitori armeni. I suoi primi studi e le sue prime esperienze si rivolgono al teatro ed alle danze etniche; contemporaneamente si dedica intensamente a seri studi musicali e si esibisce in concerti radiofonici e televisivi. Con una borsa di studio della Fondazione Fulbright, completa i suoi studi musicali in Europa, a Milano, con Giorgina Del Vigo.
Benché preparata per concerti di repertorio tradizionale, la Berberian è celebre soprattutto per il contributo dato alla musica contemporanea; il suo valore di interprete, unito alle sue qualità vocali, sono giunte ad essere ispirazione di numerose composizioni dei più validi musicisti: Bussotti, Maderna, Pousseur, Milhaud e naturalmente Luciano Berio a cui spetta il merito di aver scoperto la potenzialità della sua gamma vocale: “Chamber Music”, “Circle”, “Epifanie”, “Visage”, “Folk Songs”, ecc..
Ha partecipato ai Festivals di Venezia, Varsavia, Palermo, Ghent, Bremen, Royan, Vienna, Bruxelles, Stratford, Tanglewood, Ojai, Spoleto, Lisbona, Ravinia; ecc. e si è esibita in molti tra i più importanti teatri del mondo.
La flessibilità pressoché illimitata della sua voce, unita ad una eccezionale intelligenza del “fatto teatrale” ed una naturale sensibilità musicale, hanno fatto della Berberian una delle cantanti tra le più acclamate sia dal pubblico che dalla stampa.
La cantante dedica la sua attuale attività artistica con grande impegno al rinnovamento delle consuete forme del "recital da concerto”, considerando che l'esecuzione “tradizionale”, come da noi la intendiamo, ha ora assunto un rigido rituale; la Berberian, utilizzando elementi scenici insoliti, con l'impiego di luci e messainscena imprevedibili - tutte cose sino ad oggi privilegio teatrale - ha creato una forma “viva” di recital che ha accolto unanimi consensi.
Talvolta è assistita da Luciano Berio che per Lei crea speciali arrangiamenti musicali.
Un fatto importante per la Berberian è stato l'incontro con Strawinsky: egli ha scritto per Lei la versione finale di “Elegy for J.F.K.". In molti concerti è stata interprete di Strawinsky ed ha inciso dischi per la Columbia di suoi pezzi famosi, sotto la direzione dell'autore.
La Berberian ha creato “Stripsody": "divertimento" per la sola voce commissionato dalla Radio di Bremen nel 1966 e pubblicato da Peters Editions. Il pezzo consiste in un collage di suoni onomatopeici presentati in forma di “strip” comico. A queste vignette umoristiche tratte dai fumetti ella da effetti vocali. La Berberian canta in venti lingue, inclusa la lingua cinese. Per lei Tona Schernern scrisse un'“aria" in cinese per il Festival di Donaueschengen (1968).
Ogni volta che Cathy Berberian apre bocca sembra che pronunci - sempre in maniera non perentoria - un commento sulla relatività delle istituzioni del recital e della vocalità “classica”. E il programma di questa sera provvederà a dimostrare una volta di più l'intelligenza e la flessibilità vocale di una interprete che ha contribuito in maniera pressoché smisurata allo sviluppo di quella che viene di solito chiamata la “nuova vocalità". Nella quale, in effetti, c'è ben poco di nuovo perché la voce è quello che è, il suo potenziale è sempre lo stesso e non la si può “perfezionare” con corde, pedali o chiavi supplementari. La vera novità della “nuova vocalità" è che persegue un ideale di tonalità e di inclusività. Tutti gli aspetti vocali diventano oggetto di considerazione musicale e non solo quegli aspetti codificati da un'esperienza musicale specifica e sviluppati sulla base di modelli esterni alla voce stessa; com'è il caso, appunto, della splendida e spesso impervia vocalità “barocca” e “classica” che, dalla meta del XVII secolo a Debussy, si è sviluppata, con alterne vicende, sulla base di un riferimento implicito a un modello di natura essenzialmente strumentale. Una valutazione musicale della “nuova vocalità” implica dunque una scala di rapporti interna alla natura della voce stessa: in ogni situazione vocale esiste una virtualità musicale come in ogni forma percepita esiste un movimento virtuale. L'arte di Cathy Berberian - attraverso le opere dei musicisti che hanno scritto per lei - è dunque, anche, un invito all'integrazione significativa di caratteri molteplici (infraculturali, meccanici, stilistici, fonetici, simbolici, ecc.) di questo fenomeno inesausto e totalizzante che è la voce umana.
Il programma di questa sera esprime, in una certa misura, questa molteplicità intrinseca della voce: dalle tenerezze giovanili del benefico iconoclasta J. Cage (era un adolescente di 30 anni quando, nel 1942 componeva il primo dei due brevi e delicati riti vocali che appaiono nel programma), alle canzoni dei Beatles qui sottoposte ad un test stilistico e a Stripsody della stessa Berberian: dietro la facciata scanzonata di questo “divertissement", commissionato da Radio Bremen, si cela soprattutto per gli ascoltatori non di lingua inglese, una seducente analisi gestuale degli “squeaks”, “groans”, “smacks” e “thumps“ che risuonano giorno e notte nel Pantheon dei fumetti (“strips").
Soprattutto oggi che radio e dischi sembrano aver lievemente modificato le funzioni e le motivazioni dell'ascolto collettivo, il recital può essere considerato esso stesso una forma musicale, o meglio, una forma di metateatro musicale, o meglio, una metafora di teatro metamusicale.... e in quanto tale deve pur serbare per il pubblico delle sorprese sul contenuto oltre che sulla sua esecuzione.
Luciano Berio
(Programma di sala, Carpi 13 marzo 1981)




