Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

Visualizzazione post con etichetta Tragedie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tragedie. Mostra tutti i post

martedì, agosto 05, 2014

Quel giorno che lessi Bondi e stetti male...

Rubiera (RE), Corte Ospitale
Era una fredda giornata di gennaio e un vento freddo ti entrava nei calzoni e da lì nei boxer e da lì arrivare al gioiellame di famiglia e ridurlo ad inutile orpello è un attimo.
Il luogo era Rubiera; un paesino ridente e rosso dell’Emilia felix; fra Reggio e Modena.
Io e Renato Sarti si era lì a provare credo ”Io santo tu beato“, lo spettacolo contro la chiesa in cui io faccio una specie di padre Pio, pugliese/balanzone e lui Pio XII, secco secco e bianco cenere, spettacolo che in giro per l’Italia nessuno vuole comprare (ma dai!?) insomma eravamo lì ospiti della “Corte Ospitale“ - un luogo bellissimo dove ti ospitano, c’è una specie di ostello con camere, ci sono delle sale prove, una cucina, una sala a mangè enorme… come essere ospiti di chi ama il teatro e ti accudisce e ti coccola… in cambio? una replica a prezzi stracciati.
C’è anche la Rubierese; società di calcio diretta con amore familiare e con tante squadre dai più piccini ai più grandi; tanti successi ed una sala trofei impressionante… allenatore dei portieri? per dirne una… Taibi
Bene, eravamo lì io e Renato. E il gelo e la neve ricoprivano le belle campagne reggiane, che diventano magiche e misteriose nei rigori dell’inverno… un buon bicchiere di vino ed un pane e salame in una qualche osteria di un borgo a scelta fra i tanti e la vita acquista tutto un suo senso…
Dove eravamo rimasti? Ah sì! a quell’incapace di Bondi!
Bene. Il nostro amico, e deus ex machina della corte ospitale, Walter Zambaldi ci propone, già che eravamo lì, di fare una serata/incontro con il pubblico per chiacchierare di ”Io santo tu beato” e, idea sua, per sovrappiù di leggere le poesie di Bondi… così a tempo perso e per vedere di nascosto l’effetto che fa…
Subito io e Renato dopo aver riso per venti minuti all’idea che Bondi possa aver scritto delle poesie, ed aver vomitato altri venti minuti saputo che era vero accettiamo… con sprezzo del pericolo e toccandoci anche un po’ i coglioni ci diamo appuntamento con Walter per il giorno dopo… al teatro verso le nove… vestiti come capita e con il libro (gliele hanno pubblicate!!!!) di Bondi in mano… coi guanti.
Nasce il problema subito evidente a me e a Renato di come affrontare la materia… come le leggiamo ‘ste poesie? Come ci mettiamo? Di traverso-ironici-seri ma con garbo-irridenti-con le misure protettive del caso?
Decidiamo alla fine di leggerle normalmente come, e ci vuole il pelo sullo stomaco, fossero le poesie di un qualsiasi poeta. E ci viene di nuovo un rigurgito, ma tant’è, oramai l’avevamo promesso a Walter e non ci potevamo più tirare indietro.
La sera del giorno dopo arriva in fretta… passata la giornata a provare il tempo ci è volato e ci troviamo senza renderci conto alle nove davanti al teatro… la serata va avanti allegra… si chiacchiera col pubblico… si parla di politica… di chiesa… di preti di frontiera e di papi assassini… ma, anche non volendo, dopo un po’ gli argomenti si esauriscono e viene il momento tanto atteso dal pubblico della lettura delle terzine del ministro della Cultura (e già qui parte la prima risata oceanica).
Cominciamo come d’accordo così… semplicemente a leggerle e dopo un poco, con somma sorpresa, l’ilarità serpeggia… partono le prime timide risate come di chi non sa se deve ridere o se bisogna stare seri… dopo un poco le titubanze ed il pudore vengono accantonati e le risate risuonano sonore… cominciano, da parte mia e di Renato, i paragoni impietosi e le battute anche pesanti… volevamo lasciare brechtianamente al pubblico ogni giudizio, ma trascinati dall’euforia generale non ci siamo trattenuti… quella sensazione di nausea se n’è andata e la serata si chiude con un lungo applauso e il risuonare delle risate si mischia ai commenti salaci “ministro d’la culteura! Ma va a cagher!“, “soccia che poeta!” e via così.
Fuori infuria la bufera e la neve scende copiosa… tutti torniamo a casa a scaldarci con un buon bicchiere di vino… sereni e con la convinzione di aver reso un servizio al paese… e alla poesia.

di Bebo Storti (Il Fatto Quotidiano, 22/10/2010)

martedì, dicembre 24, 2013

Sinopoli: "Macché maledizione di Aida, il maestro stava bene"

Giuseppe Sinopoli (1946-2001)
Il soprano Daniela Dessì: "E' caduto davanti ai miei occhi, ma pensavo che si sarebbe ripreso subito. Il musicista Fabio Vacchi: "Come compositore si mise all' avanguardia." Il preside Paolo Matthiae e l'assiriologo Giovanni Pettinato, amico-consigliere del direttore "Stava per laurearsi anche in archeologia e pochi sanno che era un mecenate."
Sinopoli è morto sul colpo, un presagio nelle sue frasi Il dolore della famiglia e il cordoglio di Ciampi, domani l' addio a Roma. Ma stasera a Berlino «Aida» va in scena.

Il destino ha giocato beffardo e proteiforme con la vita di Giuseppe Sinopoli. Ancora venerdì mattina, il maestro veneziano era deciso a cancellare la rappresentazione dell'"Aida" alla Deutsche Oper, se, dopo il tenore Gegam Grigorian, anche Daniela Dessì, il soprano impegnato nel ruolo della protagonista, avesse dato forfait, a causa della sua infezione intestinale. Invece, la cantante italiana ha coraggiosamente scelto di affrontare la parte. E in quell'attimo, l'unica, subdola opzione fatta balenare dal fato a Sinopoli, si è chiusa inesorabilmente. "Aida" doveva essere. "Aida" è stata. L'allestimento berlinese doveva suggellare un'amicizia ritrovata. Ma, prima si è sublimato in requiem per l'amico Goetz Friedrich, nel frattempo morto, poi si è trasfigurato in tragedia vera e umanissima. Ne aveva presentito il finale, il maestro? Si corre un brivido a leggere la lettera, scritta da Sinopoli e allegata al programma dell'opera, di cui cita il tragico finale: "Oh terra addio, addio oh valle di pianti, sogno di gaudio che in dolor svanì". "Aida" dal doppio volto, per Giuseppe Sinopoli, gaudio e dolor appunto, inizio e fine di una vicenda intellettuale e artistica straordinaria, come ricorda con dolce malinconia Daniele, uno dei quattro fratelli di Giuseppe Sinopoli: "Ha cominciato dirigendo l'"Aida" alla Fenice di Venezia e ha concluso con la stessa opera qui a Berlino".
LA FAMIGLIA - Riserbo e mestizia velano di grande dignità l'immenso dolore dei parenti del maestro. Sono arrivati a Berlino alla spicciolata e si ritrovano tutti all' Herz-Zentrum della Virchow Klinik, dove il corpo di Giuseppe Sinopoli è stato composto in una piccola camera ardente. Si abbracciano forte, in silenzio, la moglie Silvia, i fratelli, le cinque sorelle. Appare distrutto e smarrito, dopo un viaggio di quasi dieci ore, il figlio maggiore Giovanni, diciotto anni, che il maestro amava portarsi dietro ai suoi concerti sin da quando sapeva appena camminare.
FUNERALI - L'ambasciatore Fagiolo consegna alla signora Sinopoli il messaggio di condoglianze del Presidente della Repubblica, il quale ha mandato anche un cuscino di fiori. Sarà probabilmente uno dei primi, oggi pomeriggio, Carlo Azeglio Ciampi, a rendere omaggio alla salma dell'artista, che verrà esposta al pubblico in Campidoglio. Il feretro arriverà in mattinata a Ciampino assieme ai parenti, a bordo di un aereo privato. I funerali si terranno domani, alle 11.30, nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli.
UMANISTA - Doveva tornarci in altro modo, Sinopoli, a Roma. Domani pomeriggio avrebbe dovuto discutere all'Università La Sapienza la sua tesi di laurea in archeologia. Sarebbe stata la seconda, dopo quella in medicina e la specializzazione in psichiatria. Perché anche questo lo rendeva unico: non soltanto maestro delle note fra i più grandi al mondo, ma intellettuale di cultura vastissima e insaziabile curiosità, figura inconsueta di umanista dall'antico sapore rinascimentale.
IL SOCCORRITORE - "Siamo affranti, tristi, mi creda, piangiamo tutti", dice con la voce spezzata Karlheinz Broessling, secondo violino e portavoce dell'orchestra della Deutsche Oper. E' stato lui a soccorrere per primo il maestro, quando è rovinato al suolo poco dopo l'inizio del terzo atto. "Mi ero accorto - racconta Broessling - che qualcosa non andava alla ripresa dopo l'intervallo, il maestro appariva meno concentrato. Così, durante l'esecuzione, gli ho chiesto se voleva una sedia". E' come un mistero svelato, questo di un orchestrale che nel segreto della buca, mentre accarezza il suo violino, si preoccupa della salute del suo direttore e, sottovoce, lo interroga premuroso. Sinopoli risponde "con un mezzo sì e mezzo no". Si tocca la gola. Broessling fa appena in tempo a fargli portare un bicchiere d'acqua. Mentre Aida, in riva al Nilo, intona il celebre "fuggiam, fuggiam", il maestro si accascia sul pavimento con tonfo sordo: "Gli ho slacciato il cravattino e aperto i bottoni della camicia per farlo respirare, ma era senza coscienza e non ha mai parlato».
MORTE ISTANTANEA - E' a quel punto che comincia l'inutile corsa contro il tempo. Perché ora sappiamo, lo hanno confermato i medici della Virchow, che Giuseppe Sinopoli è morto sul colpo, stroncato dall' infarto. Forse i soccorritori, fra i quali una cardiologa che era fra il pubblico, se ne rendono subito conto. Ma non vogliono arrendersi e cercano il miracolo, provando ugualmente a rianimarlo per ben 75 minuti prima nella buca maledetta, poi in ambulanza, infine all'Herz-Zentrum: il massaggio cardiaco, la maschera a ossigeno, il defibrillatore, nulla serve a far ripartire il cuore giovane ma irreparabilmente lesionato di Sinopoli. Negli ultimi, disperati minuti, i medici considerano perfino l'ipotesi di un intervento, ma l'elettroencefalogramma piatto decide per loro. Alle 23,15 il decesso viene constatato ufficialmente.
AIDA - Giuseppe Sinopoli è morto. L'"Aida" vivrà. Questa sera, la Deutsche Oper ha deciso di rispettare l'impegno con il pubblico: la seconda rappresentazione dell'opera verdiana avrà luogo come da programma. Sarà il ticinese Marcello Viotti a dirigerla. Non ci saranno, ma era previsto, Daniela Dessì e Fabio Armiliato, l'armeno Grigorian canterà nel ruolo di Radames, come da progetto originario. Un grande ritratto di Giuseppe Sinopoli sarà esposto nel foyer, insieme al libro nel quale ogni spettatore potrà fare una dedica alla sua memoria o semplicemente apporre la sua firma. "Ricordatevi di me - ha scritto nella lettera citando Sofocle - quando sarò morto, per sempre felici".

Paolo Valentino ("Corriere della Sera", 22 aprile 2001)

sabato, aprile 28, 2012

World Bach Fest 2012: corde rotte e stonate al clavicembalo

Il World Bach-Fest impone a noi clavicembalisti di suonare su uno strumento gravemente scordato e con delle corde rotte. Fra i miei colleghi ho visto la rassegnazione alla contingenza oppure la migrazione al pianoforte. Io rifiuto di suonare. Per rispetto del pubblico, di Bach, e di me stesso. Soffocare la voce di un artista è uno dei più grandi segni di inciviltà di una società.
Il clavicembalo stonato e con alcune corde rotte
Ma ciò che più mi amareggia è che quella stessa superficialità e approssimazione che il maestro Bahrami descrive come uno degli aspetti più tristi del nostro tempo, si sia riuscita ad insinuare anche nel World Bach-Fest.
Nonostante le segnalazioni mie e degli altri clavicembalisti e la nostra disponibilità ad effettuare l’accordatura, non si è voluto nemmeno reperire la chiave per accordare.
Ma se da un lato questa approssimazione e indifferenza è riuscita ad arrivare sino ai vertici del Bach-Fest, dall’altro, sui Social Network, si è mossa e si sta muovendo l’indignazione di chi invece rappresenta lo spassionato amore per l’arte e per Bach.
Chiedo che questo mio appello arrivi al maestro Bahrami, a lui che certamente sa quanto è grave che ad un artista venga tolta o limitata la possibilità di esprimere il proprio canto.
Il clavicembalo è lo strumento per il quale Bach scriveva.
Mi piace dire che suono uno strumento morto 250 anni e tuttavia ancora assolutamente attuale.
Uno strumento che ti obbliga a guardare i dettagli, a entrare nelle pieghe più sottili dell’arte e dell’anima.
Sono fiero di poter firmare questo appello con il titolo di “custode” della parola “clavicembalista”, scelto in quanto tale dalla Società Dante Alighieri, con il compito di difenderne l’integrità, la dignità e il valore.
Luca Oberti (www.lucaoberti.it)

----------------------------------

Gentile Maestro Oberti,
leggo il Suo messaggio solo oggi in quanto, come avrà avuto modo di vedere, sono stati per me giorni massacranti, anche se ricchi di soddisfazioni: le immagini di Firenze in queste tre giornate rimarranno a lungo nella nostra memoria. Nella giornata di ieri ho presentato alle tre del mattino il film dedicato al Maestro Weissenberg, ho dedicato tutta la mattina alle master class per i giovani e nel pomeriggio ho dapprima fatto da interprete per il Dottor Glöckner, dopodiché ho avuto l’incontro con Vinicio Capossela e il concerto con le Variazioni Goldberg. Davvero non avevo tempo per connettermi a Facebook.
Tornerò dopo al successo del WBF, totalmente inaspettato nelle sue dimensioni. Da musicista a musicista mi preme dirLe senza alcuna incertezza che condivido tutta la Sua amarezza e giudico davvero deprimente quanto Le è successo, che non conoscevo e che La ringrazio di avermi comunicato. Comprenderà che il mio ruolo nella manifestazione aveva un contenuto prevalentemente musicale, più che organizzativo, anche se ho aiutato in questi aspetti in tutti i modi in cui ho potuto, ma non voglio “lavarmi le mani”.
Mi spiace enormemente leggere ciò che Lei scrive, proprio all’interno di una manifestazione che aveva come unico scopo di esaltare il grande Johann Sebastian.
Naturalmente mi riprometto di verificare cosa sia esattamente successo e perché, perché nel Suo messaggio dice bene: odio la superficialità.
Il successo di questo WBF, ben al di là di ogni previsione, è dovuto al contributo di tanti volontari, e soprattutto di tanti musicisti e critici che si sono messi a disposizione. Qualche piccolo inconveniente era da mettere in preventivo, visto il succedersi enorme di concerti e avvenimenti, ma il verbo “imporre” è totalmente estraneo al mio mondo, musicale e non. Voglio immaginare che ci siano state delle ragioni serie che hanno impedito di risolvere il suo problema. Francamente poco importa che si parli di un clavicembalo o di un altro strumento: La ringrazio di avermi messo al corrente di un fatto che non avrebbe dovuto avvenire e che non dovrà avvenire più.
Colgo l’occasione per ringraziare Lei, insieme a tutti, ma proprio tutti, i musicisti che con grande generosità hanno aderito a questa iniziativa. Lo hanno fatto tutti con assoluto disinteresse, nel nome di Bach. Non appena l’organizzazione me lo fornirà, desidero riportare l’elenco completo e definitivo di tutti gli artisti partecipanti sulla mia pagina personale di Facebook.
Se e quando ci incontreremo sarò lieto di poterLa conoscere personalmente.
Ramin Bahrami

----------------------------------

Caro Maestro Bahrami,
sono felice della Sua risposta, che ero certo sarebbe arrivata appena possibile.
Vorrei riportare l’attenzione sul fatto che il problema non ha riguardato solo me, ma tutti i clavicembalisti che hanno partecipato, come sa, volontariamente e gratuitamente al World Bach Fest.
Solo nella prima delle esecuzioni previste sabato l’accordatura del clavicembalo era ai limiti della tollerabilità, poi la situazione è degenerata, costringendo gli altri clavicembalisti a migrare al pianoforte oppure a dare forfait.
La situazione era ben chiara allo staff presente a Palazzo Vecchio, dato che mi è stata comunicata appena arrivato e tuttavia è stato inspiegabilmente impossibile rintracciare il tecnico che aveva in cura lo strumento (la più famosa ditta che noleggia pianoforti a Firenze irreperibile?) o trovare una chiave per l’accordatura affinchè potessimo procedere noi stessi alla sistemazione del clavicembalo.
In tutto questo lo staff del World Bach Fest rimpallava la responsabilità fino a quando, messo faccia a faccia con Mario Ruffini, indicatomi come “responsabile”, mi è stato seccatamente detto “Suoni al pianoforte o lasci perdere”.
Trovo che questo sia un alone di superficialità (la odio anch’io) inaccettabile, soprattutto quando proveniente da un vertice organizzativo con competenze artistiche.
Apprezzo la Sua solidarietà, ma noi clavicembalisti, il pubblico, e la comunità dei musicisti indignati che si sta muovendo sui Social Network, chiediamo che la questione venga chiarita, con le scuse per tutti coloro che da questa vicenda hanno riportato un danno e prendendo nettamente le distanze dalla linea manifestata da Mario Ruffini.

Luca Oberti (www.lucaoberti.it)

sabato, marzo 12, 2011

Massimo Mila: il tragico incidente

Entreves (Aosta) — Il musicologo Massimo Mila, collaboratore de La Stampa e nome tra i più noti del mondo culturale italiano è rimasto gravemente ferito ieri pomeriggio in un incidente stradale nel quale ha perso la vita la moglie, Francesca Rovedotti di 79 anni. A bordo di una Renault 14 DL i coniugi Mila viaggiavano sulla statale 26 diretti verso Courmayeur, quando l'auto, forse per un malore di Massimo Mila, ha sbandato sulla corsia opposta, schiantandosi sotto un Tir. Nell'urto violento la moglie del critico è morta sul colpo; Massimo Mila, soccorso dalla Croce rossa di Morgex, è stato trasportato all'ospedale di Aosta con prognosi riservata. L'incidente è avvenuto alle 15.53 a Runaz, poche centinaia di metri oltre l'abitato di Arvier a una quindicina di chilometri a monte di Aosta. La polizia stradale del distaccamento di Entreves ha potuto accertare che l'auto del musicologo viaggiava a velocità moderata e il fondo stradale non era ghiacciato né bagnato. Affrontando una curva a destra tra Aosta e Courmayeur su un ponte sul fiume Dora, la Renault 14 ha sbandato andando a scontrarsi frontalmente con un Tir francese, condotto da Jacques Pisanelli, di 42 anni. L'urto è stato estremamente violento. I primi soccorritori non sono riusciti ad aprire un varco tra le lamiere contorte. Solo l'arrivo dei vigili del fuoco ha permesso di estrarre dalla vettura i corpi del prof. Mila e della moglie. Mentre la salma della signora Francesca era composta nella camera mortuaria del cimitero di Avise, piccolo comune non lontano da Runaz, Massimo Mila veniva ricoverato nel reparto rianimazione dell'ospedale di Aosta con la frattura di un omero, fratture costali e una forte contusione polmonare. «Se non vi saranno complicazioni potrebbe essere ristabilito anche fra dieci giorni — ha detto il medico di guardia —, ma l'età e le condizioni dei polmoni consigliano la riserva di prognosi. Appena le condizioni del ferito saranno migliorate si penserà a ridurre anche la frattura del braccio». Al capezzale di Massimo Mila, che ha 71 anni ed abita a Torino in corso Mediterraneo 130, sono accorsi in serata parenti e amici. Molto noto nel mondo della cultura, imprigionato per cinque anni durante il fascismo, il musicologo era recentemente al centro di un dibattito sulla pena di morte alla quale si era dichiarato favorevole in un articolo pubblicato recentemente da La Stampa. Mercoledì sera era stato ospite degli studenti del liceo classico Gioberti di Torino ai quali aveva esposto le sue tesi nel corso di un'assemblea.

Roberto Reale ("La Stampa", 27 febbraio 1981)