Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

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mercoledì, aprile 05, 2006

Kreisleriana (Secondo ciclo)

Il redattore di questi fogli incontrò con la massima soddisfazione nell'autunno dello scorso anno, a Berlino, il poeta cavalleresco autore del Sigurd, dello Zauberring, della Undine, del Corona ecc. Si parlò molto del bizzarro Johannes Kreisler e si scoprì che doveva essere venuto in contatto in modo estremamente singolare con uno spirito a lui intimamente affine, sebbene venuto al mondo in altro modo. Tra le carte lasciate dal barone Wallborn, un giovane poeta che in seguito ad una delusione d'amore era divenuto pazzo, trovando sollievo nella morte, e la cui storia La Motte Fouqué aveva in precedenza descritto in una novella intitolata Ixion, era stata infatti rinvenuta una lettera che Wallborn aveva scritto a Kreisler, ma non spedita. Anche Kreisler, prima di allontanarsi, aveva lasciato una lettera. Le cose erano andate così. Già da tempo il povero Johannes era ritenuto da tutti pazzo e in realtà tutte le sue azioni, soprattutto la sua vita di artista, erano in così acceso contrasto con ciò che si definisce ragionevole e acconcio, da non lasciar dubbi circa gli intimi turbamenti del suo spirito. Il corso delle sue idee divenne sempre più eccentrico, sempre più confuso; così, per esempio, prima di fuggire da quel luogo, aveva molto parlato dell'amore infelice di un usignolo per un garofano rosso porpora, il tutto (così riteneva) non era tuttavia altro che un Adagio e questo, a sua volta, un'uníca lunga nota tenuta di Giulietta, sulla quale Romeo si librava nell'alto dei cieli, pieno di amore e di beatitudine. Infine mi confessò di aver deciso la propria morte e che si sarebbe trafitto, nel bosco vicino, con una quinta aumentata. Insomma, spesso il suo dolore più alto diveniva, in modo orribile, scurrile. Ancora durante la notte in cui prese definitivo congedo, portò al suo intimo amico Hoffmann una lettera sigillata con cura, con la pressante preghiera di inoltrarla subito alle autorità. Ciò tuttavia non fu possibile, poiché la lettera portava questo strano indirizzo:

All'amico e compagno d'amore,
di dolore e di morte!
Da inoltrare nel mondo, vicino
al grande cespuglio di spine,
al confine della ragione.

Cito
per bonté

La lettera fu conservata chiusa e si lasciò al caso di stabilire con maggior precisione chi fosse l'amico e compagno. Ciò avvenne. La lettera di Wallborn, della quale diede benignamente comunicazione La Motte Fouqué, stabilì infatti al di là di ogni dubbio che Kreisler, parlando di amico, non aveva inteso altri se non il barone Wallborn. Entrambe le lettere furono pubblicate, con prefazione di Fouqué e Hoffmann, nel terzo e ultimo fascicolo di «Le Muse», ma possono anche ben precedere i Kreisleriana, compresi nell'ultimo volume dei Pezzi fantastici, poiché il singolare incontro di Wallborn e di Kreisler non potrà essere indifferente al benevolo lettore, per poco che egli si sia affezionato al bizzarro Johannes.
Così come del resto Wallborn divenne pazzo per una delusione d'amore, anche Kreisler pare essere stato portato al culmine della pazzia da un amore assolutamente irreale per una cantante; per lo meno, il riferimento a ciò è contenuto in uno scritto da lui lasciatoci e intitolato L'amore dell'artista. Questo scritto, così come altri ancora che costituiscono un ciclo sulla pura spiritualità in musica, potrebbe forse ben presto apparire in un volume, sotto il titolo: Momenti lucidi di un musicista pazzo.

da "Kreisleriana" di E.T.A. Hoffmann (Secondo ciclo)

lunedì, aprile 03, 2006

Kreisleriana (Primo ciclo)

Da dove viene? - Nessuno lo sa! - Chi furono i suoi genitori? - Lo si ignora! - Di chi fu allievo? Di un buon maestro; suona infatti in modo eccellente e, poiché possiede intelligenza e cultura, lo si può sopportare e persino consentirgli di dare lezioni di musica. E maestro di cappella lo è stato realmente, soggiungono le persone diplomatiche alle quali egli una volta, in un momento di buon umore, mostrò un documento rilasciato dalla direzione del teatro di corte di ...r nel quale si comunicava che egli, il maestro di cappella Johannes Kreisler, era stato licenziato dal suo incarico per il solo fatto di essersi risolutamente rifiutato di porre in musica un libretto d'opera scritto dal poeta di corte; perché inoltre, più di una volta, a tavola, aveva pubblicamente parlato con disprezzo del primo huomo e aveva mostrato di preferire, con espressioni eccessive quanto incomprensibili, alla prima donna una giovane alla quale aveva dato lezioni di canto; e che tuttavia avrebbe potuto conservare il titolo di maestro di cappella del principe di ...r, anzi addirittura ritornare, se avesse deposto certe stranezze e ridicoli pregiudizi, per esempio che la vera musica italiana era morta, e avesse voluto di buon grado riconoscere l'eccellenza del poeta di corte, da tutti considerato un secondo Metastasio.
Gli amici sostenevano che la natura, nel creare la sua personalità, avesse sperimentato una nuova ricetta e che l'esperimento fosse fallito dal momento che al suo animo sovreccitabile, alla sua fantasia ardente fino a divenire una fiamma divoratrice, era stata mescolata una quantità insufficiente di flemma, così da distruggere quell'equilibrio indispensabile all'artista per vivere in armonia con il mondo e per comporre per lui opere poetiche delle quali esso, anche in un senso più elevato, ha bisogno. Ebbene, sia come sia... Johannes fu sospinto qua e là dalle sue intime visioni e dai suoi sogni come su un mare eternamente fluttuante e parve cercare inutilmente il porto che infine avrebbe dovuto dargli quella pace e quella serenità, senza le quali all'artista è impossibile creare. Così avveniva anche che gli amici non riuscissero a far si che egli scrivesse una composizione o che, una volta scritta, evitasse di distruggerla. A volte componeva di notte in preda alla più viva agitazione - svegliava l'amico che abitava accanto a lui e gli suonava nel più grande entusiasmo tutto ciò che aveva scritto con incredibile rapidità - versava lacrime di gioia per l'opera riuscita - considerava se stesso il più felice degli uomini, ma il giorno successivo - la magnifica composizione era nel fuoco. Il canto aveva su di lui un effetto, si potrebbe dire, dannoso perché la sua fantasia veniva sovreccitata e il suo spirito fuggiva in un regno dove nessuno poteva seguirlo senza pericolo; al contrario si dilettava sovente a elaborare per ore al pianoforte i temi più strani in imitazioni e frasi contrappuntistiche piene di grazia, in passaggi virtuosistici. Se ciò gli riusciva, stava di buon umore per diversi giorni e una certa maliziosa ironia condiva la conversazione con la quale egli rallegrava la piccola, intima cerchia dei suoi amici.
All'improvviso, senza sapere né come né perché, sparì. Molti sostennero di aver notato in lui tracce di pazzia, e in verità era stato visto uscire dalla porta della città saltellando e cantando allegramente, con due cappelli calcati l'uno sull'altro e due rastri infilati come pugnali nella rossa cintura; ciò nonostante i suoi amici più intimi non notarono nulla di particolare dal momento che aveva già avuto in altre occasioni violenti attacchi, causati da un qualche intimo cruccio. Quando tutte le ricerche risultarono vane e gli amici si furono consigliati riguardo un piccolo lascito costituito da pagine di musica e da altri scritti, si fece avanti la signorina von B. e spiegò come solo a lei spettasse di conservare questo lascito per il suo caro maestro e amico che non credeva affatto perduto. Gli amici le consegnarono con gioia tutto ciò che avevano trovato e allorché sul retro bianco di parecchi fogli di musica furono rinvenuti brevi scritti, per lo più umoristici, gettati giù frettolosamente a matita in momenti di vena, la fedele allieva dell'infelice Johannes consentì al fedele amico di farne copia e di diffonderla quale modesta testimonianza di una occasionale ispirazione.

da "Kreisleriana" (Primo ciclo) di E.T.A. Hoffmann