Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

martedì, marzo 10, 2026

Incontro con Severino Gazzelloni

Severino Gazzelloni (1919-1992)
In definitiva, questa «rinascita» del 
flauto esiste? E il successo di pubblico come si spiega?
Il flauto è uno strumento che ha un filo diretto: comunica immediatamente col pubblico, va a toccare senza tortuosità.
Per questo oggi e così frequentato, come ascolto e come pratica. Lo possiamo vedere ogni volta, con sempre nuova sorpresa, ovunque, soprattutto in mano ai giovani. Pensa che in Giappone è il secondo strumento studiato, dopo il pianoforte, prima ancora del violino. Negli ultimi tempi il flauto è diventato un'oasi, un rifugio, perché non è uno strumento aggressivo, mai.
Ma questo impatto così popolare e sensitivo sul pubblico (pensiamo ai concerti di Gazzelloni, ma anche di un illustre «concorrente» come Galway) non è dovuto ad una sua «facilità»?
Il flauto è uno strumento «facile», nel senso che all'ascolto è più immediatamente comprensibile, ma...
Nasconde bene la tecnica dietro la poesia?
Esattamente, è uno strumento che per essere capito non abbisogna in chi ascolta conoscenze precise, maschera dietro l'apparente facilità tutto il tremendo lavoro che c'è in un'esecuzione. Poi, se ci si vuole accostare attivamente, è un altro discorso; allora subentra il fatto tecnico, e allora si «capisce».
In generale si può dire che il flauto abbia tratto vantaggio dall'interesse che tutto il Novecento, Stravinskij in testa, ha portato verso gli strumenti a fiato.
Certo, non si sottolinea mai abbastanza il fatto che a riscoprire il flauto anche del Settecento è stato il Novecento, dopo che per tanto tempo era stato sottovalutato come strumento solista ed anche nelle orchestrazioni era ridotto a colore di fila. Quando anni fa eseguivo tutte quelle musiche per me scritte da Boulez, Maderna, Nono, si stava facendo un lavoro poi andato a giovamento anche di altre musiche ed altri modi di far musica. Il  Novecento, gettando meglio gli occhi sugli strumenti a fiato e sul flauto, ha favorito anche la riscoperta e la regolare esecuzione di molta letteratura del settecento e dell'ottocento. Pensa, nel 1953 Nono scrisse per me il primo brano, ed oggi leggo che dopo tanti anni è tornato a scrivere per il flauto: ho visto che c'è una sua nuova composizione per flauto basso ed archi. Più attualità di così.
Insomma anche il flauto fra gli strumenti più adatti a seguire ritmi di vita più veloci; meglio se suonato da Gazzelloni.
C'è anche questo.
Ma non è solo il flauto traverso a godere del successo, anzi è soprattutto la versione più antica del flauto dolce.
Certo, se ne vedono ad ogni angolo di strada, e ci sono anche studiosi, solisti, professionisti che vi si dedicano con amore ammirevole...
Frans Brüggen, Stephen Preston...
Sì, riescono a tirar fuori cose incredibili da quegli strumenti piccoli ed elementari. E c'è un grande seguito di pubblico.
Lei si dedicherebbe al flauto dolce, o se ne sentirebbe sminuito?
Io mi sono già dedicato al flauto dolce e ho scritto anche un piccolo trattato di esecuzione (Ed è subito musica) che è un testo adottato nelle scuole. E' uno strumento di grande facilità, il primo e più immediato mezzo di incontro con la musica.
Lei è di quegli interpreti classici che non hanno mai avuto «pruderie» nel gettare ponti verso l'esterno. Qual è stata e qual è la sua posizione nei confronti di chi usa il flauto in maniera non accademica o canonica?
Un giorno a Monaco, all'uscita da un mio concerto, venni fermato da tre ragazzi, mi trattennero e improvvisarono lì per lì un brano con tre flauti. Alla fine mi dissero: anche questa è musica contemporanea, non solo quella che lei ha suonato prima. Non potei che essere d'accordo. Era un pezzo con tanta freschezza dentro. C'è tanta gente in giro che, fuori dai conservatori, anche agli angoli delle strade, suona bene. Molta più di quanto non immaginiamo.
Dunque: sì all'improvvisazione?
Certamente, l'improvvisazione è un elemento vitale nella musica d'oggi. Anche quando grandi compositori come Nono, Maderna, Boulez, Cage...
Anche Cage nella lista? (bontà rara n.d.r.)
Sì anche Cage... Dico, quando componevano per noi, lo spazio lasciato alla nostra creatività era spesso enorme.
Non vorrei sempre ricordare, ma insomma... Ricordo che ad uno dei corsi di Darlington, in Inghilterra, con tutti i maggiori musicisti (veniva Stravinskij, e venne una volta anche Fournier che intendeva fischiare il nuovo pezzo di Boulez, ma io lo zittii perché feci un'esecuzione, insieme agli altri, bellissima) mi rimase impressa una frase scritta sulla lavagna, gli ultimi giorni: Musica moderna? No no: by Gazzelloni. La gente intuiva il peso dell'esecutore in quelle musiche. L'improvvisazione è un elemento fondamentale in musica, è una componente della fantasia, e quello di cui abbiamo estremo bisogno oggi è fantasia, tanta fantasia. Poi, i giovani potranno entrare anche nelle scuole e nei conservatori, per «correggersi» ed imparare a non fare quel che non va fatto.
Insomma improvvisazione, ma non totale.
Esattamente.
Ritornando al suo benevolo atteggiamento verso la musica extracolta. Fra i suoi bis c'è anche Yesterday dei Beatles: è solo un divertimento?
E' uno speciale omaggio a John Lennon. Molti anni fa stavo registrando a Londra un album per la CBS. Vicino al mio studio di registrazione c'erano i Beatles che stavano lavorando all'incisione di un loro nuovo album, fra le canzoni c'era anche Michelle (Rubber Soul, 19 n.d.r.). La sera vennero al mio concerto, alla Albert Hall. Vennero a salutarmi, parlammo, soprattutto con Lennon: fu l'occasione in cui lo conobbi personalmente. Mi dissero che per comporre certe canzoni si stavano dedicando alla musica del periodo elisabettiano, pensa. Fu così che uscirono canzoni come Michelle e Yesterday, con quell'aria, quell'atmosfera, quella melodia particolare: due canzoni per me bellissime, che sono passate alla storia. Eseguirle in concerto per me è come suonare un'aria di Gluck, un pezzo di Bach. Non fa alcuna differenza.
Cathy Berberian, che è una «trasversale» maestra di voce (lo strumento originario, come si dice) ha brani dei Beatles fra i suoi cavalli di battaglia. Severino Gazzelloni adatta per flauto gli stessi brani. In diversi modi il pubblico si infiamma. Come a ribadire che il filo diretto con la musica sta sempre in bocca.
Certo, è una cosa bella quella che dici. Il successo del flauto ha le stesse radici. L'universalità della musica sta dentro il respiro.
Carlo M. Cella
("Musica Viva", Anno V, Numero 7/8, Luglio/Agosto 1981)

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