
Bruckner compose la Settima Sinfonia tra il 1881 e il 1883. Il movimento lento è un omaggio particolare al maestro di Bayreuth, morto il 13 febbraio del 1883, e ciò non solo per l'uso delle quattro tube wagneriane, ma anche per il suo carattere di musica funebre di vaste proporzioni. Questo Adagio - uno degli esempi più imponenti e commoventi dell'arte di Bruckner - mostra al tempo stesso un particolare problema che si pone per questo compositore: quello delle differenti versioni. Nel punto di maggiore intensità infatti (battuta 177), quando il lungo crescendo di tutta l'orchestra giunge al suo culmine, Bruckner ha aggiunto sulla partitura già compiuta ancora un accento nella percussione (con piatti e triangolo), che poi ha però di nuovo cancellato con l'annotazione "non valido". Ciò ha dato luogo (da 100 anni ormai) alle più veementi controversie tra gli interpreti, che sono poi state e vengono ancora condotte con fervore ideologico. Questo è però solo il caso più appariscente di una difficoltà di fondo che accompagna nel suo complesso la produzione di Bruckner. Infatti, spesso egli non aveva fin dall'inizio un quadro chiaro della forma definitiva delle sue opere e accettava di buon grado le proposte di musicisti amici, di solito direttori d'orchestra, che volevano aiutare il compositore, per lo più violentemente contestato dal pubblico, a rendere la sua musica il più efficace possibile. Pertanto esistono anche per gli altri movimenti della Settima delle differenze tra la prima edizione a stampa e l'autografo, ed è ben difficile decidere ciò che corrisponde all'ultima, definitiva intenzione di Bruckner.
Comunque sia - la Settima Sinfonia fu la prima ad essere accolta con entusiasmo fin dalla sua prima esecuzione, diretta da Arthur Nikisch (30 dicembre 1884). Il modo in cui il primo tema del primo movimento si leva dal tremolo dei violini e cresce fino a dar vita a una complessa stratificazione di linee ascendenti e discendenti, il modo in cui negli altri due complessi tematici (Bruckner allarga il dualismo classico a un tritematismo) vengono di volta in volta raffigurati nuovi caratteri, che vengono poi combinati assieme nello sviluppo secondo tutte le raffinatezze del contrappunto rigoroso, il modo in cui infine la coda esultante si eleva in un poderoso crescendo di sonorità - tutto ciò mostra la maestria di Bruckner nella sua forma più grandiosa. Il Finale è costruito nello stesso modo, l'invenzione motivica però fa un'impressione più gaia, in un primo momento addirittura ardita. Ma anche qui è presente la tensione architettonica verso l'alto, che si potrebbe forse paragonare con la costruzione di una cattedrale gotica. La monumentalità, la tensione verso le sfere spirituali è evidente persino nello "Scherzo" che con il suo fondamentale impulso vitale e il suo primo tema di fanfara, che ricorda in parte correnti motivi di caccia, fa più di tutti un'impressione "mondana" (l'immagine di una cavalcata selvaggia sorge irresistibile, il che fa pensare involontariamente di nuovo a Wagner). E vengono in mente le parole di Wilhelm Furtwängler: "Per rendere giustizia a Bruckner non si deve vedere in lui solo il musicista, ma bisogna comprenderlo come discendente dei mistici tedeschi".
Volker Scherliess (Traduzione: Adriano Cremonese, note al CD DGG 419 195-2)
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