Omeopatia musicale: pillole per attenuare il male dell'insensibilità culturale dilagante.
Curarsi con la musica senza necessariamente ricorrere al suono...

martedì, maggio 23, 2006

Schubert: in lode del Tokay

Guardiamo più da vicino l'ambiente dove Schubert ha vissuto nei mesi estivi dell'anno 1818, e vediamo come si svolgeva la sua vita. Zseliz, oggi in Cecoslovacchia (si chiama Zeliezovce), è una cittadina sul fiume Garam (in cecoslovacco Hron), un affluente di sinistra del Danubio, dove sfocia dirimpetto alla città ungherese di Esztergom, 50 chilometri a nord-ovest di Budapest. In questo splendido paesaggio collinoso, ricco di foreste e, a tratti, intensamente coltivato, sorgeva il piccolo castello degli Esterházy, non lontano da quell'altre castello abitato, qualche decennio prima, da Haydn: con la facciata coperta di glicine, il vastissimo parco e l'immensa proprietà fondiaria. Schubert vi era giunto ai primi di luglio, percorrendo con la carrozza di posta la strada lungo il Danubio. «Il nostro castello non è grande - serive agli amici l'8 settembre, - ma elegante. E' circondato da un meraviglioso giardino. Io abito nell'Ispettorato [una dipendenza del castello riservata alla servitù]. L'ambiente sarebbe abbastanza tranquillo, se non fosse per una quarantina di oche che a volte starnazzano così rumorosamente tutte insieme, che non si sente più la propria voce. Le persone che mi circondano sono tutta brava gente. Deve essere raro per i dipendenti di un conte andare tutti così d'accordo. Il signor Ispettore, uno slavo, è un brav'uomo, e ha una grande opinione del suo talento musicale. Suona sul liuto delle Danze Tedesche in 3/4 con abilità. Suo figlio studia filosofia, è qui per le vacanze, e io spero di poterlo frequentare. Sua moglie è una donna, e come tutte le donne si crede adorabile. L'amministratore è molto abile, è un uomo che ha uno straordinario intuito per le proprie tasche e la propria borsa. Il dottore, molto preparato, è malato a 24 anni come una vecchia signora. Ciò è innaturale. Il chirurgo, che mi è simpatico, è un bel vecchio di 75 anni sempre arzillo e contento. Possa Dio rendere tutti così contenti a quell'età. Il maggiordomo è una persona semplice, eccellente. Un amico del conte, un vecchio di allegra compagnia e un buon musicista, mi tiene spesso compagnia. Tutta brava gente: il cuoco, la cameriera, la governante, la bambinaia, il dispensiere e 2 stallieri. Il cuoco è uno scavezzacollo, la governante ha 30 anni, la cameriera è molto graziosa e mi tiene spesso compagnia, la bambinaia è una brava vecchia, il dispensiere è mio rivale. I due stallieri se l'intendono più coi cavalli che con gli uomini. Il conte è piuttosto burbero, la contessa altera ma più sensibile, le contessine delle brave bambine. Finora mi è stato risparmiato di mangiare con la servitù. Ora non ho più niente da dirvi; voi che mi conoscete, potete ben pensare come con la mia naturale sincerità mi trovi proprio bene con tutta questa gente».
Piuttosto che scherzoso, questo quadretto dipinto da Schubert è spietato. Con tutta questa "brava gente" non ci sono molte possibilità di avere buoni rapporti d'amicizia, non c'è quasi la possibilità di scambiare qualche buona parola. Non resta che la governante molto carina, la quale lascerà però a Schubert un terribile ricordo di sé, quella malattia venerea che sarà uno dei motivi della sua morte prematura a 31 anni.
Più che nei rapporti sociali, nel dialogo con la gente che lo circonda, Schubert troverà motivo di particolare interesse nel paesaggio, nella natura, nel lavoro: un interesse un po' insolito da parte del musicista che amava passare la maggior parte del suo tempo nelle case degli amici e nelle osterie. «Le messi sono meraviglios qui. Il frumento non è messo in grana come in Austria, ma se ne fanno enormi mucchi, che chiamano tristen [ ... ]. Sono eretti con tale abilità che la pioggia, che è fatta scorrer via, non provoca danni» Forse, in questa occasione, ebbe un primo contatto con la musica popolare ungherese, ma nella sua produzione non se ne trova ancora traccia. La si trova invece sei anni dopo, quando Schubert è nuovamente invitato dal conte Esterházy nel castello di Zseliz (metà maggio metà ottobre 1824). Il 2 settembre scrive una Melodia ungherese per pianoforte, e negli stessi giorni il Divertissement à la hongroise op. 54 per pianoforte a 4 mani (pubblicato da Artaria nel 1826) che riutilizza lo stesse tema del brano precedente. E' un'opera di vaste dimensioni e di grande interesse, per quel caratteristico tono di improvvisazione che la anima, per il ritmo vigoroso, per i caratteristici abbellimenti della linea melodica: il tutto visto come attraverso un alone di malinconica tenerezza, compresa la breve marcia centrale in do minore.
Ma anche questo soggiorno è povero di musica, e ricco di malinconia. Pare che Schubert si fosse innamorato di Karoline Esterházy, che aveva ormai diciannove anni, e alla quale dedicherà la splendida Fantasia in fa minore per pianoforte a 4 mani op. 103 (pubblicata postuma da Diabelli nel 1829); ma le sue lettere agli amici lontani sono sempre improntate alla più acuta nostalgia per Vienna. «Se solo fossimo insieme, tu, Schwind, Kupelwieser e io - scrive a Schober, - ogni disgrazia ci sembrerebbe una sciocchezza; ma siamo separati, ognuno in un angolo diverso, e questo mi rende tanto infelice. Io vorrei dire con Goethe: "un'ora sola di quell'incanto della beata lontana età!" [...] Ora me ne sto qui solo, nel cuore del paese magiaro, dove mi sono purtroppo lasciato attirare una seconda volta, senza avere una sola persona con cui poter dire una parola sensata. Ho scritto ben pochi Lieder dal momento che tu sei partito, ma ho esercitato la mano in alcune opere strumentali [...]. Nonostante che io stia bene in salute da 5 mesi, la mia allegria è frequentemente offuscata dall'assenza tua e di Kupel [Kupelwieser] e spesso trascorro giorni di grande miseria».
 
di Eduardo Rescigno (da "Grande Storia della Musica", Fratelli Fabbri 1978)

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