
Das klagende Lied era stato iniziato da Mahler nel 1878 e concepito come una fiaba musicale in tre parti: Waldmärchen, Der Spielmann e Hochzeitstück, terminato quindi come cantata nel 1880 e inviato al Concorso «Premio Beethoven» di Vienna, nella cui commissione si trovavano anche Brahms e Hanslick che naturalmente la fecero respingere. Nello stesso periodo Mahler era anche venuto in possesso delle vecchie poesie popolari raccolte da Arnim e Brentano, Des Knabenwunderhorn e proprio di una copia del libro che era appartenuta alla famiglia Weber; e ne aveva già musicata una. Come ha osservato Ugo Duse, «Das Klagende Lied, specie dopo la revisione del 1888, mette in evidenza con quanta filologica perizia e profondità Mahler stava allora cogliendo gli elementi anticipatori del wagnerismo in Weber e con quale attenzione percepisce i caratteri piú nuovi del «minore» Marschner».
Ora, quando nel 1887 Mahler pone mano alla ricostruzione dei Pinto, la sua personalità è ormai definita e le radici weberiane appaiono sempre più evidenti nelle sue composizioni. Ha già scritto molti Lieder per canto e pianoforte, i Lieder eines fahrenden Gesellen (1884-85) su testi propri per voce e orchestra e sta portando a termine la Prima Sinfonia Titan (1884-88) ispirata da Jean Paul.
Il secondo significato che ebbe la scoperta dei Pinto fu forse per Mahler il coronamento di una esperienza operistica che da anni perseguiva tra dubbi e pentimenti. Sin dal 1878, appena uscito dal Conservatorio, aveva iniziato la composizione di un'opera, Herzog Ernst von Schwaben su testo di Joseph Steiner (da Uffiand); poi nel 1880 aveva tracciato il piano per Die Argonauten (da Grillparzcr) e due anni dopo scriveva egli stesso il libretto di una nuova opera sulla favola popolare dei gigante Rübezahl e ne iniziava la composizione di gran parte della partitura, che piú tardi doveva distruggere: fatto significativo, anche Weber nel 1804 aveva iniziato la composizione di un Rübezahl su testo di Rhode, opera in due atti, per complessive ventisette scene (quindici per il primo e dodici per il secondo atto), undici personaggi principali e un nutrito coro di spiriti, gnomi, geni e ninfe, della quale non ci sono pervenuti che tre frammenti.
L'incontro con Weber fu dunque un momento decisivo (e il solo) per l'esperienza operistica di Mahler e l'«identificazione» fu così piena e penetrante dal rendere difficile, se non impossibile all'audizione, distinguere la mano di Mahler da quella di Weber, come vedremo nell'esame della partitura.
Dopo, Mahler rinuncerà definitivamente ad ogni progetto operistico e trasferirà nell'inneres Programm delle proprie tormentate sinfonie il «teatro», come Spiegel der Zeit, del «crepuscolo di un mondo».
Nel 1887 Mahler è assalito da sfibrante lavoro in teatro. Ammalatosi Nikisch, deve, come sostituto, portare avanti da solo tutta la stagione dello Stadt-Theater, affrontando un ciclo di opere mozartiane e l'intera Tetralogia wagneriana, mentre continua la composizione della sua Prima Sinfonia, compie la strumentazione dei Pinto in due settimane e progetta anche la Seconda Sinfonia in DO minore per soprano, contralto, coro misto e orchestra.
Cosí, nella ricostruzione mahleriana, Die drei Pintos vanno in scena il 20 gennaio 1888, sotto la direzione dello stesso Mahler e con la regia di Stägemann, ottenendo un vivo successo, talché vengono subito ripresi ad Amburgo e Dresda e, nel 1889, portati a Vienna; in seguito anche in Boemia.
Dopo il successo dei Pinto, Nikisch e Stägemann hanno dure divergenze con Mahler che, nel maggio dello stesso 1888, rompe col teatro e abbandona definitivamente Lipsia.
da "Die drei Pintos" a cura di Luigi Rognoni (Unione Tipografico-Editrice Torinese, 1975)
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