
"Symphonia" è un concetto chiave nell'universo spirituale di Ildegarda. Ella lo impiega sia nelle prime sia nelle tarde opere e indica con ciò non solo l'armonia dei suoni creati dalle voci e dagli strumenti ma anche l'armonia celeste e l'armonia intima dell'uomo. L'anima umana, secondo Ildegarda, è sinfonica (symphonialis) e questa caratteristica si esprime sia nell'accordo tra anima e corpo che nel far musica. La musica è terrestre e celeste insieme. Fatta con mezzi terrestri essa può evocare - almeno per un momento - la consonanza (Stimmung) celeste che regnava in Paradiso prima del peccato originale. Per il poeta-teologo Alanus ab Insulis, un giovane contemporaneo di Ildegarda, una "symphonia" significa delizia spirituale, che si esprime nel giubilo delle voci e degli strumenti. Se si fondono in questo modo spirito umano, voci e strumenti, la "symphonia" diventa una "opera buona" nel significato esistenziale e artistico.
Nella lirica europea dei medioevo Hildegard parla una lingua molto insolita. Evidentemente conosce altrettanto bene il linguaggio figurato dell'amore mistico nel Cantico dei Cantici quanto certe relazioni simboliche create dai Padri della Chiesa. Così le riesce di conferire in ugual modo all'Ecclesia e a una vergine martire i tratti di sposa dell'Agnello di Dio. Ella vede in Maria la redentrice della colpa di Eva, il ramo fiorito dell'Albero di Isaia o l'aurora in cui sorge il sole di Gesù. Creando tali immagini e tali associazioni, Ildegarda si abbandona alle gioie della libertà poetica e non si preoccupa eccessivamente di rispettare le rigide forme dei linguaggio tradizionale. Si resta affascinati dalle sue audaci metafore, dal suo uso insistente di anafore, dall'abbondanza di superlativi e di esclamazioni, dai periodi ad intreccio elaborato. Nel canto O vos, felices radices il linguaggio si manifesta in tutta la sua densità e interdipendenza di simboli: i patriarchi e i profeti appaiono quali radici di un frutteto fecondo, la cui cima è il Cristo da loro annunciato, ma il Cristo ugualmente simboleggia una pietra molare nelle accese, profetiche parole di San Giovanni Battista, la pietra molare che annienterà l'abisso, simbolo dell'inferno. Il linguaggio di Hildegard von Bingen sfavilla di liriche invenzioni, peculiari del suo spirito innovatore, pur rimanendo rapsodico nel suo tessuto. Il suo linguaggio poetico fa volentieri ricorso agli effetti strani o addirittura violenti, rifiutando gli stilemi levigati soliti nelle composizioni di inni dei suoi contemporanei.
Quando Hildegard von Bingen divenne badessa di Rupertsberg, la sua autorità e la sua forza creatrice aumentarono notevolmente. Nel suo secondo ciclo di visioni "Liber vitae meritorum" ella ci racconta di aver scritto composizioni musicali tra il 1151 e il 1158 e di averle raccolte per l'uso liturgico nel convento. Chiamò questo libro "Symphonia harmoniae caelestium revelationum". Con questo titolo Ildegarda volle accennare all'origine divina della sua ispirazione e al concetto della musica come massima forma di inno di lode alla Creazione, in quanto eco dell'armonia delle sfere celesti.
Nei due manoscritti rimasti della "Symphonia" ci vengono tramandati testi e note di settantasette canti e il mistero "Ordo virtutum", una sorta di sacra rappresentazione. Questi manoscritti sono il Villarenser Codex di Dendermonde (Belgio) e il Riesenkodex di Wiesbaden. Nell'insieme si tratta di canti a gloria delle grandi figure del pantheon cristiano, santi, apostoli, martiri, virtù divine, divinità. Non sorprende che le figure femminili siano in maggioranza. Quindici canti sono dedicati alla Vergine Maria e tredici a Sant'Orsola.
di Peter Dronke, 1985
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